L’ira dei docenti trasferiti al Nord «Vittime di meccanismi assurdi»

30 Agosto 2016

Padre di due figli deve andare a Modena, mamme con bimbi piccoli o invalidi spedite nelle Marche «Saremo costrette a viaggiare», dicono, «e non può essere un algoritmo a decidere le nostre vite»

TERAMO. Il nuovo anno scolastico è alle porte e molti insegnanti teramani saranno costretti tra mille difficoltà a trasferirsi, per lo più al Nord, per poter insegnare. Il Centro ha voluto raccogliere le testimonianze di alcuni docenti della provincia di Teramo che l'"algoritmo mobilità" ha destinato fuori regione. Sono insegnanti di scuola primaria o di docenti di sostegno, molti dei quali con oltre dieci anni di precariato alle spalle. La maggior parte ha preferito raccontare la propria storia mantenendo l'anonimato, solo due insegnanti hanno accettato di testimoniare lasciando le generalità.

La prima intervista è con un professore di 56 anni, sposato con due figli e dieci anni di esperienza come insegnante di educazione fisica nelle scuole superiori. «Visto che non c'era la possibilità di entrare di ruolo, mi sono iscritto al Tfa e ho preso la specializzazione nel sostegno. L'anno scorso mi hanno mandato a Cuneo, ma avendo ottenuto un incarico annuale a Teramo sono riuscito a posticipare la presa in carico. Ho presentato quindi domanda di mobilità e mi hanno destinato a un istituto agrario di Finale Emilia in provincia di Modena. Questo significherebbe stare lontano dalla famiglia e bruciare lo stipendio fra viaggi e una casa dove stare. Ho visto che un bilocale lassù costa almeno 450 euro. Ora ho fatto domanda di assegnazione provvisoria, ma non so se me la concederanno, quindi nel frattempo non posso neanche affittare l'appartamento. Ho anche la 104 perché uno dei miei genitori è malato, costretto a letto da dieci anni. Dovrebbero tenerne conto per l'assegnazione, però dovrò salire comunque a Finale per la presa di servizio. Certo sono in ansia, eppure sul territorio c'è così bisogno di insegnanti di sostegno. La beffa è che ogni anno accade che alla fine vengano presi anche docenti senza specializzazione ed esperienza concreta nelle scuole, e se posso essere contento per i miei colleghi non posso dire altrettanto per gli studenti che vengono così affiancati da insegnanti senza competenze adeguate».

Tre insegnanti teramane sono state mandate invece nelle Marche, una a Osimo, due ad Ancona. La docente inviata a Osimo ha 53 anni, sedici anni di lavoro alle spalle e un bambino piccolo da curare. «Mio nipote e mio figlio vivono con me, mi vedrò costretta a viaggiare», dice. Una sua collega ha accumulato ventuno anni di precariato nelle scuole primarie e ha un figlio con invalidità civile che necessita di assistenza. L'hanno trasferita ad Ancona, l'invalidità del figlio non le dà diritto a precedenza. «Sinceramente dopo tutti questi anni non mi aspettavo di uscire fuori regione, soprattutto vedendo che sono rimasti in zona colleghi con molti meno punti di me. Sono dell'avviso che non si possa affidare una situazione familiare a un algoritmo matematico».

Delle tre docenti di scuola primaria inviate nelle Marche l'ultima a raccontare la propria storia è Angela Tesio di Campli. Un marito, due figli e sedici anni di lavoro maturati. Quest'anno l'hanno sbarcata con 54 punti ad Ancona. «Farò la pendolare per poter rimanere accanto alla mia famiglia. Ho chiesto il plesso più vicino alla stazione, sperando che me lo concedano. Non contesto l'andar fuori, ma l'assegnazione in provincia a colleghi meno titolati di me. Chiedo trasparenza perché ritengo non siano stati rispettati i parametri del contratto di mobilità che prevedono precedenza per punteggio e viciniorietà, ossia maggiore vicinanza». L'insegnante rileva un altro punto poco chiaro: nel contratto si dice che "si può dare priorità" a chi ha barrato l'opzione di insegnamento nelle scuole serali, negli ospedali e nelle carceri. «Si può dare non significa si da, l'italiano non è un'opinione. In realtà è ciò che è accaduto e i colleghi rimasti fuori dall'assegnazione per le scuole speciali hanno ottenuto la "comune" (ossia l'insegnamento nella scuola primaria senza specializzazione in inglese, ndc) scavalcando, pur con meno punteggio, chi ne aveva fatto la prima scelta. Ho fatto ricorso».

Ed ecco ancora la testimonianza di un'insegnante di Castelnuovo, da tre anni al sostegno alle elementari, ma con alle spalle più di dieci anni di lavoro come docente di religione. «L'anno scorso sono entrata nel calderone della fase B e ho ottenuto il posto di ruolo a Milano. Ho potuto fare l'anno di prova in provincia di Teramo e ho lavorato tra Notaresco e Cellino Attanasio. A maggio ho presentato domanda di mobilità per il ricongiungimento familiare, perché sono sposata e ho un bambino di 8 anni. Invece mi hanno spedita a Venezia. Non posso rimanere un intero anno scolastico in albergo, sarò costretta ad affittare casa. In realtà con mio marito stavamo valutando anche di trasferirci tutti, ma le difficoltà sono tante: mio marito lavora qui e mio figlio non vuole lasciare la scuola e i compagni di classe. Ho presentato domanda di conciliazione».

Racconta la sua storia anche Simona Restauri di Montorio: due lauree, una in lettere, la seconda in scienze della formazione con specializzazione in sostegno e dieci anni di esperienza. Ha lavorato nelle scuole di ogni ordine, dall'infanzia alle superiori, e l'anno scorso è stata immessa in ruolo a Torino. Grazie a un incarico di supplenza è rimasta a insegnare tra Montorio e San Nicolò a Tordino. Quest'anno è stata spedita a Tivoli, ma ha un bambino di venti mesi, quindi ha fatto domanda di assegnazione provvisoria. «Dovrò tornare a Torino per capire se me la concederanno, intanto però dovrò prendere servizio a Tivoli e non possiedo il dono dell'ubiquità. Nel frattempo non capisco come una persona con soli 8 punti abbia potuto ottenere l'assegnazione a Teramo. Questa legge ha solo peggiorato le cose, l'anno scorso ci hanno messi alle strette sostenendo che chi non avesse fatto domanda sarebbe stato escluso dal mondo della scuola, ora invece fanno immissioni attingendo dalle graduatorie».

Come Simona un'altra insegnante di Roseto, due lauree, in lettere e scienze della formazione con specializzazione in sostegno, ma meno anni di lavoro. «Sono entrata nel mondo della scuola nel 2014 subito dopo la seconda laurea, mi avevano spedito a Venezia in una scuola elementare, ma grazie a un incarico annuale sono rimasta in provincia. Quest'anno invece mi hanno assegnato Ferrara. L'assurdo è che a Teramo c'è un gran bisogno di insegnanti di sostegno».

E infine la testimonianza di una docente di Giulianova, anche lei insegnante di sostegno nelle elementari. Oltre all'ansia per l'assegnazione la docente deve fare i conti con i preparativi per il matrimonio previsto per metà settembre. «Lo scorso anno mi hanno spedita a Milano ma sono rimasta ad insegnare a Giulianova per un incarico annuale. Con la domanda di mobilità mi hanno mandata a Reggio Emilia, ho fatto sia ricorso per la conciliazione che domanda di assegnazione provvisoria. A Milano siamo in trecento ad aver presentato quest'ultima domanda e sul sito del provveditorato hanno pubblicato l'elenco dei richiedenti, ma non il giorno dell'incontro. Ho problemi anche per richiedere il congedo matrimoniale».

Emanuela Michini

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