L’Izs contro Caporale? Arnolfo: solo un atto dovuto
TERAMO. La costituzione di parte civile dell’istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise contro il suo ex direttore generale Vincenzo Caporale, figlio del fondatore Giuseppe (che all’istituto...
TERAMO. La costituzione di parte civile dell’istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise contro il suo ex direttore generale Vincenzo Caporale, figlio del fondatore Giuseppe (che all’istituto dà il nome) e “dominus” assoluto dell’ente nel ventennio di commissariamento, ha colpito più di un teramano. E non ha certo lasciato indifferente lo stesso Caporale, che l’altroieri – giorno in cui è stato rinviato a giudizio per un peculato da circa 11mila euro e per truffa, accuse legate a rimborsi per spese di viaggio che avrebbe percepito indebitamente – avrebbe commentato molto vivacemente il fatto.
All’istituto, però, ritengono che entrare nel processo che comincerà nel prossimo settembre e chiedere a Caporale un risarcimento – per danno morale e d’immagine – quantificato in 50mila euro sia stato «semplicemente un atto dovuto». Così lo definisce il direttore generale uscente (e dimissionario) Fernando Arnolfo, che tra qualche giorno – quando cioè la Regione nominerà il suo sostituto – uscirà di scena, ma alla cui gestione è da attribuire la decisione di costituirsi. «Non è stata certo una decisione dovuta ad animosità nei confronti di Caporale», dice ancora Arnolfo, «io non ho nulla contro di lui anche se lui continua a mostrare animosità e ad offendermi. La decisione è stata presa sentito il nostro ufficio legale».
A rappresentare lo Zooprofilattico nel giudizio sarà l’avvocato Renzo Di Sabatino, che spiega: «Non c’è una legge che obblighi un ente a costituirsi contro un proprio dipendente accusato di peculato, ma se nell’accusa c’è un danno diretto all’ente stesso, com’è in questo caso, bisogna recuperare i soldi. E se non lo si fa, poi qualcuno potrebbe chiedere di renderne conto».(red.te)
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