L’Oasi dei calanchi rilancia le sue piramidi

Atri, video per la valorizzazione turistica delle colonne coperte da un tetto di terra cementata
ATRI. Le “piramidi” di argilla diventano per Atri un nuova attrazione turistica. Sono colonne di terra alte circa 10 metri che hanno un cappello formato da breccia cementata. Si sono formate nell’arco di centinaia di anni tra le colline all’interno dell’Oasi dei calanchi.
A rivalutarle è stato giorni fa il direttore Adriano De Ascentiis che ha realizzato un video nella zona dove si erigono le “piramidi”, catturando l’attenzione di tantissimi appassionati e naturalisti. «Il cappello di queste colonne è fatto da un materiale di breccia cementata, lo stesso presente nelle grotte e nelle fontane di Atri», spiega il dirigente, «le piramidi in oggetto non sono ancora visitabili da vicino ma si possono osservare dal belvedere San Paolo e Brecciara. Cercheremo di valorizzarle poiché esclusive e per questo possono costituire un attrazione per i tanti turisti estivi». Le “piramidi” di terra non sono un fenomeno naturale esistente solo in Abruzzo. Anche in Alto Adige sono presenti e sono diventate un sito d’interesse che ogni anno attira centinaia di turisti. Alla base delle colonne sono stati costruiti dei veri e propri sentieri per agevolare l’avvicinamento dei visitatori e scattare foto. Le formazioni argillose possono raggiungere l’altezza di 30 metri e sono frutto dell’erosione delle rocce moreniche di origine glaciale. Le più famose dell’Alto Adige sono le piramidi di terra del Renon, probabilmente le più alte d’Europa, e si trovano nella valle di Rio Rivellone a Soprabolzano. La caratteristica delle piramidi è che scompaiono solo quando perdono il caratteristico masso che le protegge. Difficile stabilire l’arco temporale entro il quale si può formare una colonna di terra: qualcuno ipotizza che possono passare centinaia di anni.
Domenico Forcella
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