L’obiettivo: la messa in sicurezza
Si progetta un sistema efficiente che sia esente da qualsiasi interferenza
L’AQUILA. Perché è tanto necessario rispettare le procedure stringenti previste dal Protocollo per la sicurezza idrica del Gran Sasso, sottoscritto dall'Istituto di fisica nucleare, la Strada dei Parchi, la Ruzzo spa, la Gran Sasso acqua, l'Ersi, le Asl di Teramo e L’Aquila, l'Arta , la Regione e il Parco Gran Sasso. L'obiettivo è la messa in sicurezza del sistema idrico, con il disaccoppiamento totale tra le attività del Laboratorio di Fisica e dell'autostrada, e la captazione dell'acqua che, ha ribadito più volte il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, «è un sistema concepito male, non del tutto esente da possibili interferenze, non impermeabilizzato adeguatamente, perché i tubi dentro cui scorre l’acqua sono di cemento. Il rischio che la situazione possa sfuggire di mano è, dunque, realistico. Per questo il tavolo permanente del monitoraggio dell'acquifero è al lavoro da un anno per progettare un sistema efficiente e, sino a quel momento, il Protocollo sottoscritto da tutti dev'essere la nostra Bibbia». Lo scollegamento delle infrastrutture dall'acquifero dovrà avvenire entro il febbraio del 2019. «Si dovrà realizzare una nuova condotta di 11 chilometri in inox, di cui si dovrà fare carico del tutto lo Stato», ha spiegato Giovanni Lolli, «si tratta di fare prospettazioni per trovare una raccolta dell'acqua che si collochi a 200 metri dalle infrastrutture». (m.g.)
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