L’odissea di un papà solo e del figlio autistico grave

19 Settembre 2017

«L’Asl gli riconosce solo 10 ore di assistenza quando gliene toccherebbero 24 e a scuola non riesce a inserirsi». La preside: «Deve pazientare, il sostegno c’è»

TERAMO. «Mio figlio ha bisogno di assistenza terapeutica domiciliare, ha 9 anni e da tempo gli è stata diagnosticata una forma di autismo grave. Sono completamente da solo e non riesco più a occuparmi di tutto». È l’appello disperato di un papà residente nel Teramano (omettiamo generalità e riferimenti precisi per tutelare il minore), che non sa più a chi rivolgersi per far sì che il proprio bambino riceva cure adeguate e possa conquistare un po’ di autonomia.
«Sono io tutta la sua famiglia, non ci sono altri parenti. Sua madre, dopo la separazione, me l’ha affidato legalmente e l’ultima volta che ha chiesto di vedere il bambino è stato a febbraio», racconta l’uomo, e continua: «Attualmente mio figlio ha ottenuto dalla Asl di Teramo 10 ore di assistenza da effettuare nella struttura Anffas di teramo, ma non sono sufficienti, oltre al fatto che riesce a svolgerne solo una minima parte. Secondo l'avvocato dell'associazione Autismo Abruzzo Onlus — l'unica istituzione, tra l'altro, che ci sta dando una mano anche economicamente per le cure — mio figlio avrebbe diritto a 24 ore di assistenza terapeutica domiciliare, ma all'azienda sanitaria di Teramo la pensano diversamente».
Il papà aggiunge di rischiare anche il proprio posto di lavoro, unica fonte di sostentamento economico per lui e il figlio, con una casa in affitto da pagare, le cure per il piccolo e gli assegni di mantenimento per la ex moglie, attualmente disoccupata. «Speravo che con la riapertura della scuola almeno la mattina non avrei avuto problemi al lavoro», continua l’uomo, che lavora all’Aquila e fa il pendolare, «invece è una settimana che puntualmente devo tornare prima per andarlo a riprendere, visto che ha delle crisi. Ho chiesto di trasferirlo in un altro plesso da quello attuale».
Il bambino ha cominciato quest'anno a frequentare la scuola primaria, passando dalla scuola dell’infanzia in un altro ambiente per lui nuovo. «Ho invitato il padre a riflettere perché la scuola è iniziata da una sola settimana e sarebbe più opportuno attendere affinché il piccolo abbia il tempo di conoscere il nuovo ambiente e si possano creare così delle routine rassicuranti», dice Adriana Sigismondi, dirigente dell’istituto comprensivo Savini - San Giuseppe - San Giorgio, «il bambino ha sia l’assistente educativo, richiesto alla cooperativa per 21 ore settimanali, sia una docente di sostegno, già presente nell'organico di diritto, che, tenuto conto della situazione, ho voluto assegnare proprio su quel posto in un rapporto uno a uno, per un totale di 22 ore settimanali, cioè il massimo consentito dalla legge».
Il presidente dell'associazione Autismo Abruzzo Onlus, Dario Verzulli, sollecita con forza un interessamento da parte delle istituzioni, ovvero il Comune di Teramo da un lato e l'azienda sanitaria locale dall’altro, affinché si giunga quanto prima ad una soluzione che permetta di aiutare il papà e il suo bambino, ovvero farli affiancare da personale qualificato anche a casa in modo tale che il piccolo possa ricevere un'assistenza terapeutica adeguata. «Stiamo seguendo la questione da diverso tempo, abbiamo dato il nostro sostegno e continueremo a fornirlo», spiega Verzulli, «in questo momento stiamo organizzando per padre e figlio teramani anche una raccolta fondi che si terrà il 23 settembre in occasione del concerto serale del “Braga” in programma nell’aula magna del convitto “Delfico”. Il punto, però, è che ci sono delle leggi che vanno rispettate. Lo Stato italiano prevede che i piccoli con autismo abbiano diritto ad un certo numero di ore di assistenza domiciliare continuativa. Bisogna intervenire e farlo subito perché questo genitore è ormai allo stremo delle forze».
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