L’omaggio della città a don Enzo

18 Dicembre 2019

Commosso addio nel duomo al sacerdote missionario che in Africa ha realizzato grandi opere

TERAMO. «Il popolo della Ryarusera ha perso un eroe che ha speso la sua vita per noi, scegliendo di stare dalla parte degli ultimi, di prendersi cura del prossimo prima che di se stesso. Sarà dura continuare senza don Enzo, ma la sua presenza sarà sempre nel mio e nei nostri cuori soprattutto quando vedremo di fare del bene senza avere nulla in cambio». Queste le parole emozionate di Nadia Ntaconayigize, una ragazza del Burundi che si è laureata a Teramo, per dare l’addio a don Enzo Chiarini, sacerdote e missionario teramano che ha trascorso la sua vita nella regione dei "Grandi laghi" dello stato africano, dove ha portato, grazie anche all’associazione “Dapadu” (Dalla parte degli ultimi) da lui fondata, una chiesa, un ospedale, scuole, ponti, strade, tre centri di mestiere, ha insegnato tecniche di coltivazione e permesso ai ragazzi di studiare in loco e nell’ateneo teramano. Don Enzo il 5 dicembre è deceduto per un infarto a 76 anni nell’ospedale della ex capitale Bujumbura. Parole emozionate, quelle di Nadia, che sono riecheggiate nell’affollata cattedrale dove ieri pomeriggio si sono svolti i funerali officiati dal vescovo Lorenzo Leuzzi dopo il rimpatrio della salma.
Una cerimonia composta alla quale hanno preso parte i familiari con il fratello Enzo, una rappresentante dell’ambasciata del Burundi in Italia, il sindaco Gianguido D’Alberto, il rettore Dino Mastrocola, l'assessore di Isola del Gran Sasso Amelide Francia e i ragazzi di Dapadu, molti dei quali burundesi che frequentano l’ateneo teramano grazie al progetto promosso da don Enzo, che hanno coperto il feretro con un telo colorato e vi hanno poggiato sopra un crocifisso in legno e un cestino in vimini tutti realizzati a mano in Burundi. «Un insolito cavaliere errante» lo immaginava da piccolo il nipote Giorgio Giannella che ha fatto rivivere, con le sue parole, i ricordi di quello zio che «ha rinunciato a tutto per diventare cittadino dell’Africa, e che ci ha insegnato a stare sempre dalla parte dei soli e degli ultimi». Ma don Enzo è indimenticabile per chiunque lo abbia conosciuto. «Ha scritto una pagina importante per il nostro paese», hanno detto i cittadini di San Pietro di Isola, dove ha svolto il suo primo incarico da sacerdote. «Era un grande raccoglitore di anime e noi tedeschi gli siamo molto grati», ha aggiunto Norbert Kieuzhomp, un suo amico dei tempi della permanenza nel 1975 a Friburgo in Germania.
All’uscita dalla messa il feretro è stato accolto da un lungo applauso. La salma è stata portata nel piccolo cimitero di Forcella, dove don Enzo riposerà con i suoi cari.
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