L’omicidio Di Martino arriva in Cassazione

Silvi, a fine mese il ricorso dell’architetto condannato a 21 anni con l’accusa di aver strozzato il padre
SILVI. A fine mese approda in Cassazione l’ultimo grado di giudizio per Giuseppe Di Martino, il 48enne architetto di Silvi accusato di aver strozzato il 73enne padre Giovanni al termine di un violento litigio scoppiato nella casa di Silvi nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2019. In primo grado è stato condannato a 25 anni, in appello a 21. Nel corso delle indagini preliminari e successivamente nell’istruttoria dibattimentale di primo grado, la Procura (pm Enrica Medori) ha sempre sostenuto la morte per strozzamento così come stabilito anche dai periti nominati dalla Corte d’assise. «A carico della vittima», hanno scritto nelle motivazioni i giudici di primo grado, «vi fu, con certezza, una costrizione meccanica intensa alla regione del collo». Secondo le motivazioni di primo grado « la condotta complessivamente posta in essere dall’imputato evidenzia una incontrovertibile determinazione da parte di Giuseppe Di Martino, seppure verosimilmente insorta o quantomeno notevolmente rafforzatasi al momento dello scontro fisico con il padre, che non lascia dubbi sulla sussistenza della volontà omicida». Con un particolare, secondo i magistrati di primo grado, a sottolineare la volontarietà dell’azione: «In tale contesto non si rinviene alcuna valida ragione, diversa da un ostinato intento omicida, affinchè un 45enne con una possente struttura fisica, debba pervicacemente tentare ed infine imprimere una potente costrizione al collo, fino a fratturare i corni tiroidei superiori, nei confronti di un 73enne, già costretto a terra in precarie condizioni fisiche, per un tempo (infinito) di almeno 4-5 minuti».(d.p.)

