L’opposizione fa appello ai dissidenti

25 Maggio 2017

«Basta teatrini, firmate la mozione di sfiducia a Brucchi: contiene le vostre stesse critiche al sindaco». Domani la scadenza

TERAMO. L'operazione della minoranza per mettere con le spalle al muro i dissidenti della maggioranza e imprimere la svolta decisiva alla crisi in Comune è scattata nella tarda mattinata di ieri. Con la firma della mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi da parte dei dodici consiglieri dell'opposizione, anche se tre di loro non erano presenti per problemi lavorativi, è partita la caccia all'ultima adesione necessaria per portare il documento in aula già nella seduta del 6 giugno. La richiesta va presentata dieci giorni prima della data di convocazione, per cui c'è tempo fino a domani per apporre la tredicesima firma che imporrebbe d'inserire la discussione e il voto sulla defenestrazione del primo cittadino già nel prossimo consiglio. L'opposizione, dunque, mette sotto pressione i dissidenti Vincenzo Falasca, Alfredo Caccioni e Domenico Sbraccia, ma anche i fuoriusciti Angelo Puglia, Guido Campana e Raimondo Micheli, per indurli a una presa di posizione definitiva contro l'amministrazione e la maggioranza da cui si sono allontanati.
«Basta con i teatrini, non è più tempo di tatticismi», avverte il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto, «chiediamo un atto di coerenza a chi ha contestato apertamente metodo e merito della gestione portata avanti finora dandogli l'opportunità di dimostrarlo nei fatti: altrimenti resteranno solo parole buttate al vento». Il consigliere dem precisa che la mozione «si nutre degli argomenti evidenziati nei giorni scorsi dai dissidenti della prima e della seconda ora» che dunque, se tenessero fede a quanto sostengono, non dovrebbero far fatica a condividerla. «Non si possono accampare motivi di appartenenza politica per non aderire», tiene a precisare Paola Cardelli, «anche perché il testo è aperto e può essere sottoposto a correzioni o modifiche».
L'impianto della mozione però, a detta della minoranza, è incontrovertibile. Il testo, così come denunciato dai dissidenti, definisce Brucchi «ostaggio dei capibastone che hanno eterodiretto, per finalità personali, le scelte politiche e le azioni amministrative» determinando così «il disastro economico e sociale della città», a cominciare dallo stato di pre-dissesto del bilancio dovuto all'esasperato ricorso all'anticipazione di cassa che ha indebitato l'ente. A queste si aggiungono valutazioni di carattere politico, anch'esse evidenziate dai dissidenti, sulla crisi irrisolta che da due anni attanaglia l'amministrazione paralizzandone l'attività in un prolungamento dell'agonia da parte di Brucchi e dei leader di centrodestra «al solo fine di agganciare le prime scadenze elettorali utili, senza risolvere i problemi e scaricando le gravi conseguenze sulle future generazioni dei teramani». Tanto che il grillino Fabio Berardini si spinge a chiedere la sottoscrizione della mozione ai consiglieri di "Futuro in" rimasti in maggioranza. «Hanno dichiarato che sarebbe meglio andare in consiglio e verificare lì l'esistenza dei numeri necessari per amministrare», osserva, «questa è dunque l'occasione per farlo, per aprire un confronto democratico».
La mozione resterà aperta anche dopo la scadenza di domani, come monito nei confronti di chi potrà comunque darle il via libera anche dopo il 6 giugno. «Firmarla è doveroso», conclude Ilaria De Sanctis (Pd), «come atto di responsabilità nei confronti della città».
Gennaro Della Monica
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