L’Osservatorio sull’acqua accusa «Gran Sasso, troppi ritardi»

TERAMO. «Siamo costretti a registrare ancora ritardi e problemi nell'avvio della gestione commissariale per la messa in sicurezza dell'acquifero». Ieri l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran...
TERAMO. «Siamo costretti a registrare ancora ritardi e problemi nell'avvio della gestione commissariale per la messa in sicurezza dell'acquifero». Ieri l'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso ha fatto il punto della situazione in merito dell'udienza in tribunale dello scorso 26 febbraio e alle recenti dichiarazioni di Corrado Gisonni, commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso.
In merito al procedimento penale a carico di Strada dei Parchi, Infn e Ruzzo Reti seguito all'incidente del 2017 che comportò il divieto di consumare acqua nella provincia teramana, buone notizie per l'Osservatorio. «All'udienza del 26 è stato riconosciuto a cinque associazioni tra quelle che compongono l'Osservatorio la qualità di soggetti lesi dal reato e sono state ammesse come parte civile», ha dichiarato Domenico Giordano, avvocato che difende Wwf, Legambiente, Cittadinanzattiva e Cai, «si tratta di un'importante vittoria perché permetterà alle associazioni di partecipare attivamente al processo e fare chiarezza su quanto è accaduto». Ha espresso uguale soddisfazione Daniele Di Furia, avvocato della quinta associazione, le Gadit. Ma per quanto riguarda la messa in sicurezza dell'acquifero, sono ancora troppi gli interrogativi senza risposta. «Il commissario Gisonni ha lamentato di non essere stato messo fino ad oggi nelle condizioni di operare come avrebbe voluto, essendo di fatto privo di supporto tecnico», ha sostenuto il presidente del Cai, Gennaro Pirocchi, «è assurdo che, nonostante si sia proclamata un'emergenza, si continuino ad accumulare ritardi. Quando poi finalmente il commissario potrà essere operativo, il suo lavoro ripartirà dalle conclusioni della delibera della giunta regionale che ha previsto una serie di interventi e 172 milioni di euro per affrontarli? Oppure si dovrà ripartire da capo per capire cosa fare?». Perplesso anche Massimo Fraticelli, del Wwf Abruzzo: «Fino ad oggi è mancata la volontà politica di creare un sistema partecipativo rispetto al percorso decisionale. Nella legge di individuazione del commissario ancora una volta non si sono voluti indicare specifici strumenti di informazione e coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni che prime hanno denunciato le carenze del sistema Gran Sasso. Non capiamo come si intenda procedere per garantire il diritto all'informazione e alla partecipazione. Infine: le sostanze pericolose incompatibili con l'acquifero dovrebbero essere rimosse entro il 31 dicembre 2020. Siamo ormai a marzo e ancora non si sa neppure come si voglia procedere. Che cosa si sta aspettando?».
Giacomo Novelli
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