L’Osservatorio sull’acqua «Ora vogliamo risposte»

16 Giugno 2017

Rischio inquinamento, domani il secondo incontro pubblico con le istituzioni Le associazioni chiedono un incontro al prefetto e raccolgono un dossier

TERAMO. «La sicurezza dell'acquifero del Gran Sasso è al primo posto, perché è da lì che si rifornisce d'acqua più della metà della popolazione della regione, ben 700mila abruzzesi. Tra l'altro il potabilizzatore non è un'alternativa. Bisogna rimettere in chiaro le priorità: il bene pubblico è l'acqua, il resto (autostrada e laboratorio del Gran Sasso) viene dopo». Parte da questa presa di posizione la conferenza stampa convocata ieri dall'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, per presentare il secondo incontro pubblico che si terrà domani alle 17 nella sala polifunzionale della Provincia.
Interlocutori del nuovo confronto, organizzato dal collettivo di sigle ambientaliste, culturali e a difesa dei consumatori, saranno Igino Lai, direttore generale della Strada dei Parchi, Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione, Tommaso Navarra presidente del Parco del Gran Sasso-Laga e Stefano Ragazzi, direttore dei laboratori dell'Infn. Il dibattito partirà dalle domande che i cittadini si sono posti negli ultimi mesi: qual è la situazione dell'acquifero e in che modo le gallerie e il laboratorio interferiscono; quali sono stati gli interventi di messa in sicurezza realizzati fino a oggi e quali sono i programmi per la messa in sicurezza definitiva, visto che da mesi si tengono incontri regionali dove si stanno ipotizzando nuovi lavori; infine qual è il rischio effettivo che al 31 dicembre 2017 gli abruzzesi debbano rinunciare all'acqua del bacino. L'Osservatorio, nel frattempo, ha richiesto un incontro con il prefetto e ha avviato una raccolta di tutta la documentazione. «Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti al Ruzzo e del Sian della Asl e in settimana andremo a visionare i documenti di quest'ultimo», spiega l'Osservatorio, «Quello che è accaduto dal 2002 ha messo in discussione la relazione di fiducia tra cittadini e organizzazioni sociali, da un lato, e istituzioni preposte al controllo della potabilità dell'acqua dall'altro. Riteniamo fondamentale modificare l'attuale sistema decisionale costruendo le basi per una maggiore condivisione delle scelte da compiere verso beni universali come l'acqua, l'ambiente e la salute pubblica. Il coinvolgimento di cittadini e associazioni, previsto dalla legge, non è più rinviabile».
Emanuela Michini
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