L’ultimo saluto al barman Nardinocchi

In tanti al funerale del 46enne tifoso del Roseto basket stroncato da un male, per dieci anni in Brasile
ROSETO. Alcuni minuti di silenzio prima, seguiti dai rintocchi delle campane, e alla fine un lungo applauso. C’erano duecento persone ieri nella chiesa di Santa Maria Assunta per l’ultimo saluto a Marco Nardinocchi, 46 anni, conosciuto barman di Roseto e ultrà del Roseto Basket.
Nardinocchi ha combattuto fino alla fine contro la sua malattia, scoperta circa un anno fa, ma venerdì mattina si è dovuto arrendere. A fine anni ’90 aveva aperto un pub, “L’Oblo”, e d’inverno, grazie alla sua grande passione per l’Africa, andava a lavorare nei villaggi turistici in Kenya e Tanzania. Circa 10 anni fa si è trasferito in Brasile, dove ha aperto un bar a Jericoacara. Due anni fa però, a causa della pandemia, è tornato a Roseto con sua moglie Maricel, argentina. Amava il basket e la musica, in particolare i Depeche Mode, e all’uscita dalla chiesa gli amici gli hanno voluto dedicare la canzone del gruppo britannico “Just can't get enough”. «Grazie Marco, grazie per la tua amicizia», ha detto un’amica alla fine del funerale, «grazie per averci donato sempre il tuo sorriso». Al funerale, oltre alla moglie, i fratelli Domenico e Giancarlo e i suoi amici, c’erano diversi politici come il sindaco di Pineto Robert Verrocchio, l’ex deputato Tommaso Ginoble, l’ex sindaco Sabatino Di Girolamo, l’ex consigliere Adriano De Luca, l’ex assessore Carmelita Bruscia e la consigliera Rosaria Ciancaione. Il padre di Marco, Francesco Nardinocchi, è stato infatti una figura storica della politica rosetana tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90: ha ricoperto i ruoli di vicesindaco e assessore ai lavori pubblici.(l.v.)
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