L’università protesta per i tagli ma da Teramo segnali di ripresa

22 Marzo 2016

TERAMO. Il grido d’allarme viene lanciato in contemporanea da tutte le sedi universitarie italiane. A Teramo è il rettore Luciano D’Amico a illustrare l’impietosa fotografia che ritrae un’Italia...

TERAMO. Il grido d’allarme viene lanciato in contemporanea da tutte le sedi universitarie italiane. A Teramo è il rettore Luciano D’Amico a illustrare l’impietosa fotografia che ritrae un’Italia agli ultimi posti dei paesi sviluppati per i finanziamenti alla ricerca e all’università. E senza questi investimenti si ferma lo sviluppo economico, scientifico e culturale. L’Italia, dicono i rettori, ha applicato l’austerity al sistema universitario: dal 2009 al 2016 i fondi pubblici sono diminuiti del 9,9%, mentre nel periodo 2010-2013, paesi come Francia e Germania hanno aumento gli stanziamenti, rispettivamente, del 3,6 e del 20%. Un altro fa capire quanto siano bistrattate l’università e la ricerca in Italia: il nostro paese investe per l’università 109 euro per abitante, la Germania 304, la Francia 303, il Giappone 331, la Corea del Sud 628. Ecco perché, fa notare D’Amico, prendendo ad esempio un prodotto di largo consumo ad alto contenuto tecnologico, «se voglio un televisore di ultima generazione trovo solo marche e coreane».

Una situazione che ovviamente colpisce l’ateneo teramano al pari degli altri, anche se ci sono segnali che vanno in controtendenza e che comunque possono essere considerati incoraggianti. Come l’arrivo a Teramo di 15 dottorandi di ricerca da tutto il mondo nell’ambito di un progetto sulla qualità del cibo e sulle strategie alimentari per la prevenzione delle malattie, di cui ha parlato la professoressa Barbara Barboni, referente del progetto. La stessa docente ha poi spiegato che l’università di Teramo ha notevolmente aumentato i finanziamenti destinati alle borse di ricerca, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale che vede invece una contrazione del 45%.

Anche l’attivazione della laurea magistrale in scienze dell’amministrazione, ha detto ancora il rettore, dovrebbe far diventare l’ateneo teramano un polo di attrazione nazionale per questo tipo di studio. Un altro polo di attrazione sarà rappresentato dal polo agro-bio-veterinario di Piano d’Accio, che vede protagonisti l’università e l’istituto Zooprofilattico, intervento finanziato dal Masterplan della Regione Abruzzo. D’Amico ha fatto anche un breve accenno al recupero dell’ex manicomio: «La riqualificazione sarà possibile se sarà destinato a polo universitario per scienze della comunicazione e il Dams». (e.a.)

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