L’uomo denunciato dalla suocera: è razzismo

Processo per calunnia, in aula il senegalese accusato dalla donna di avere violentato la figlioletta
GIULIANOVA. «Hanno giudicato il colore della mia pelle e non mi hanno mai accettato come il compagno della loro figlia». È un padre che non potrà mai dimenticare l’incubo di essere stato falsamente accusato di aver violentato la figlioletta di sei anni il quarantenne cittadino senegalese da tempo residente a Giulianova che parla in aula come parte lesa. È preseguito ieri mattina davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano il processo a carico della donna accusata di calunnia perchè sotto falso nome ha inviato una lettera all’associazione nazionale Telefono Rosa di Roma accusando il genero di aver abusato della figlioletta dei sei anni. L’uomo, all’epoca, è finito sotto accusa con tanto di segnalazione al tribunale dei minori, ma le successive e certosine indagini hanno accertato che non c’è stata nessuna violenza. Da qui l’accusa di calunnia per la donna finita a processo con una imputazione coatta. E ci sono voluti accertamenti durati mesi per avere la certezza che quel papà non avesse mai fatto del male alla sua bambina, ma che fosse un padre attento e amorevole in grado di poter avere con sè i figli. La Procura teramana ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione per l’accusa di violenza sessuale. E’ stata la moglie dell’uomo, una volta visti tutti gli atti d’accusa a cominciare proprio dall’esposto, ad accorgersi che la calligrafia di quella firma somigliasse molto a quella della madre. Il resto lo ha fatto una perizia disposta dalla stessa Procura (pm Laura Coplica) dopo che i coniugi hanno presentato una denuncia per calunnia. Successivamente la stessa Procura ne ha chiesto l’archiviazione a cui si è opposto il papà assistito dall’avvocato Dario Avolio. La donna è assistita dall’avvocato Giuseppe Di Giandomenico. Si torna in aula nel mese di gennaio con l’audizione dei testi. (d.p.)
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