«L’usura c’è ma in pochi denunciano»

La relazione del pm Giovagnoni: prevalgono paura e vergogna. Aumentano invece le segnalazioni contro le banche
TERAMO. E’ lo specchio di quell’Italia dove, raccontano i dati, nel 2016 le denunce sono crollate del 25%. Perchè anche a Teramo ha un nome che fa paura l'infinito girone dantesco dove in tanti s'avvitano: si chiama usura. Un pozzo nero dove s'ammassano ansia e solitudine, disperazione e vergogna, ma in cui è sempre più difficile guardare. Perchè le denunce sono sempre di meno. Ed è una sconsolata considerazione quella che arriva da un osservatorio come la Procura: la fa il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, uno dei pm del pool istituito dal procuratore Antonio Guerriero a Teramo, nel convegno sull’usura alla Camera di commercio. «Vi dico con molta amarezza che sono poche le denunce, i procedimenti, i processi e le condanne», dice il pm, «e non è che i numeri sono bassi perchè il fenomeno dell’usura è in diminuzione visto che gli studi in materia ci dicono il contrario, ci dicono che il fenomeno è in espansione e ha assunto connotati transnazionali. Eppure ancora oggi si parla di fenomeno sommerso di cui nessuno conosce la reale entità. Il problema non riguarda solo Teramo, ma anche le altre realtà giudiziarie: le denunce sono diminuite, i processi sono pochi, le condanne pure». Paura di ritorsioni? Vergogna? «Sì», spiega il magistrato, «ma bisogna riflettere se non ci siano anche altri motivi di questo insuccesso che chiamano in causa la politica, la magistratura, le forze dell’ordine».
Ma se l ’usura dei “cravattari” sembra far fatica a trasformarsi in denunce, aumentano quelle per l’usura bancaria da parte di imprenditori, artigiani, commercianti. Per il magistrato un cambiamento legato soprattutto «al processo di oggettivizzazione dell’articolo 644 del codice penale operato dalla legge 108 del 1996». Per i più tecnicismi giuridici, per il pm il modo «in cui si finisce per relegare in secondo piano proprio l’usura di stampo tradizionale, l’usura dei “cravattari” e quella praticata dalle organizzazioni criminali, che non è scomparsa dalla realtà ma che si rischia di porre ai margini dello sguardo della norma, proprio perchè questo tipo di usura incide in un settore per definizione di -non mercato- per cui non ha senso parlare di correttezza o moralità, mentre ha un senso con riferimento ad un mercato disciplinato dalle regole per evitare l’abuso». Sceglie una metafora: «l’ingresso del giudice penale nelle relazioni bancarie è un po’ come l’ingresso di un elefante in un negozio di cristalleria».
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