La Asl condannata a pagare 3 milioni

7 Maggio 2015

Li deve versare a Unicredit per prestazioni eseguite anni fa da Villa Pini, ma l’azienda le contesta e farà appello

TERAMO. Asl di Teramo creditrice nei confronti di Villa Pini, secondo il servizio ispettivo della Regione. Ma, dopo una serie di colpi di scena, la Asl diventa debitrice nei confronti di Unicredit, con la prospettiva di dover pagare la stessa somma anche alla curatela di Villa Pini.

E’ una storia fatta di paradossi quella che ha portato attualmente la Asl a dover pagare 3 milioni 96mila euro a Unicredit, a cui anni fa Villa Pini – prima del fallimento – cedette dei crediti, fra cui quello per alcune prestazioni sanitarie eseguite su pazienti teramani. Si tratta di prestazioni che vanno dall’assistenza ospedaliera, a quella riabilitativa e quella ambulatoriale, svolte dal 2005 al 2008.

Ma secondo il servizio ispettivo della Regione non solo la Asl di Teramo non deve pagare il debito, addirittura vanta un credito nei confronti di Villa Pini per più di un milione e mezzo. Questo non trascurabile particolare, oltre al fatto che la cessione del credito non è stata accettata dalla Regione, come espressamente prevista dal contratto e come dispone una legge del 1923, ha indotto la Asl, in passato, a percorrere due vie, sempre nelle aule di tribunale. Da una parte ha sostenuto davanti al tribunale di Teramo che la cessione non è valida. Dall’altra ha fatto, al tribunale di Chieti, un’istanza di insinuazione al passivo di Villa Pini, rivendicando il famoso milione e mezzo di crediti compensativi calcolato dal servizio ispettivo della Regione.

Ma nel primo caso il tribunale di Teramo, nel novembre 2014, ha sentenziato che la cessione è ineccepibile e che la Asl deve pagare i tre milioni rivendicati da Unicredit. E visto che la sentenza è stata notificata a febbraio alla Asl, la banca potrebbe a breve intentare un’azione esecutiva per avere i soldi. Il direttore generale Roberto Fagnano, che ha ereditato questa patata bollente, ha dunque una settimana fa conferito mandato di fare ricorso in appello ai due avvocati che hanno seguito le vicende in primo grado, Sandro e Raffaele Pelillo.

Ma sull’altro “binario” giudiziario, quello chietino, c’è stato un altro “coup de théâtre”, proprio pochi giorni fa: il Ctu ha contraddetto quanto stabilito dal servizio ispettivo della Regione e ha sostenuto che Villa Pini alla Asl non deve niente. Per ora la curatela fallimentare non ha rivendicato cifre, ma a questo punto potrebbe chiedere il pagamento di molte fatture che secondo la sentenza di Teramo vanno invece pagate a Unicredit. Sarebbe il paradosso dei paradossi se la Asl dovesse pagare due volte per prestazioni che la Regione sostiene peraltro di non dover pagare.

Questa situazione tanto ingarbugliata nasce da un sistema di pagamento della Regione, nei confronti delle case di cura, piuttosto opaco, per usare un eufemismo. Il sostanza le case di cura avevano assegnato un budget molto superiore al costo delle prestazioni che potevano svolgere rispetto all’accreditamento, per cui sforavano costantemente il numero di prestazioni consentito. A peggiorare la situazione c’è stato quanto accaduto nel 2008, quando la Regione non ha stipulato alcun contratto con le case di cura e queste hanno continuato a fornire prestazioni sulla base degli standard del passato. Insomma, una situazione poco chiara che ha causato una serie di contenziosi fra tutte le Asl abruzzesi e le case di cura, oltre che il famoso buco nelle finanze regionali che gli abruzzesi hanno pagato – anzi, lo stanno ancora facendo – a caro prezzo.

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