La Asl: pecore uccise dai lupi, ma niente allarme
I risultati degli accertamenti su 12 capi morti alla Specola. L’azienda sanitaria: più controlli fuori dalle aree protette
TERAMO. Sono compatibili con un’aggressione di lupi le ferite sulle carcasse di pecore del gregge di 150 capi di proprietà di un allevatore di contrada Specola, alle porte della città. Così sostiene in una nota l’Asl dopo l'ispezione condotta dai medici veterinari del Servizio igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche su 12 pecore. La Asl precisa che la presenza del lupo in queste zone non è più un evento raro e che sono in corso ulteriori accertamenti. «La zona dell'aggressione è composta da numerosi tipi di ambiente che possono fungere da corridoio per gli spostamenti del lupo nelle ore notturne», si legge nella nota, «oltre al pascolo e campi coltivati sono presenti anche pattern di vegetazione arbustiva ed arborea che possono fungere da corridoi per gli spostamenti del lupo nelle ore notturne».
Secondo gli esperti dell’azienda sanitaria «l'areale del lupo italico è sicuramente in espansione. Sono diverse le segnalazioni di lupi che giungono anche in luoghi precedentemente poco o nulla frequentati dal canide selvatico, come le zone collinari abruzzesi, e in alcuni casi anche vicino alla costa. Attacchi di questo tipo possono quindi manifestarsi anche in aree dove la tipologia di allevamento non prendeva in considerazione negli anni passati tale evenienza». Per la Asl teramana appare «fondamentale da un lato incentivare e formare gli allevatori (anche fuori dai parchi) sulla tematica, per porre in essere misure di contrasto del fenomeno, secondo schemi già consolidati in diverse aree protette, considerando le difficoltà legate anche alla crisi economica che questi imprenditori agricoli subiscono. Dall'altro risulta auspicabile implementare e coordinare i monitoraggi faunistici specifici al di fuori delle aree protette, per individuare le consistenze di branchi di animali presenti sul territorio, capirne le peculiarità eco-etologiche per predisporre azioni di mitigazione-minimizzazione del fenomeno». La Asl ricorda anche che «l'azione predatoria del lupo sugli ungulati selvatici (cinghiali) rappresenta un meccanismo efficace di contenimento delle popolazioni di questi animali: la sua presenza nel territorio, ben gestita, favorisce l'economia rurale e dovrebbe essere considerata, nel corretto equilibrio, una risorsa». E così conclude: «E’ quindi di primaria importanza ristabilire un rapporto di convivenza sereno che non penalizzi un sistema economico ancora vitale e presente nel Teramano quale l’allevamento ovi- caprino, in alcuni casi ultimo baluardo contro l’abbandono e il degrado ambientale delle zone rurali».
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