La banda dei bancomat esplosi rischia di finire ancora a processo

7 Maggio 2019

TERAMO. Dopo le recenti maxi condanne in primo grado (complessivamente 50 anni di carcere) la banda dei bancomat esplosi rischia di finire nuovamente a processo. Nei giorni scorsi, infatti, il pm...

TERAMO. Dopo le recenti maxi condanne in primo grado (complessivamente 50 anni di carcere) la banda dei bancomat esplosi rischia di finire nuovamente a processo. Nei giorni scorsi, infatti, il pm Davide Rosati ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini per l’inchiesta bis, quella che riguarda nove nomi, la gran parte dei quali condannati appena un mese fa. Alla guida del gruppo la Procura anche questa volta mette Massimo Furio,il 38enne foggiano già ritenuto al vertice dell’altra banda che, sempre con la collaborazione di due basisti locali (Pietro e Michele Intenza, padre e figlio residenti a Tortoreto) avrebbe organizzato altre spedizioni in questo caso per mettere a segno colpi a Controguerra, Tortoreto, Alba Adriatica ( in questo caso ufficio postale), Corropoli e Garrufo di Sant’Omero. Anche questa volta, ricostruisce il pm al termine delle indagini delegate ai carabinieri banditi esperti nel maneggiare esplosivi, super veloci nell’arraffare i soldi e nella fuga spesso facilitata dai chiodi lanciati in strada per fermare gli inseguitori e tutti provenienti da Cerignola, Foggia e Orta Nova. L’accusa contestata a tutti è quella di associazione a delinquere finalizzata ai furti, detenzione di materiale esplodente e danneggiamento. Un’associazione, così come la prima individuata, che sempre secondo la Procura – pur non appartenente a nessuna organizzazione criminale – aveva un modus operandi da malavita organizzata: non solo nelle gerarchie, ma anche nel sostenere le spese legali di chi viene arrestato e quelle di sopravvivenza dei familiari con una parte dei ricavi dai colpi. Tutti avrebbero avuto un proprio ruolo ben definito: dagli esecutori materiali, alle vedette fino alle staffette.(d.p.)
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