La Bcc di Mosciano: «Fusioni? No, andiamo avanti da soli»

9 Marzo 2016

Il presidente della Banca di credito cooperativo dell’Adriatico Teramano Antonino Macera risponde alla Federazione regionale che spinge per una razionalizzazione del sistema degli istituti abruzzesi

MOSCIANO. La Banca di credito cooperativo dell’Adriatico Teramano è solida e non necessita di eventuali fusioni con altre banche. È la risposta del presidente della banca che ha sede a Moscino, Antonino Macera, alle sollecitazioni che vengono da altri istituti di credito cooperativo e dalla Fedam, la Federazione delle Bcc di Abruzzo e Molise, che spinge per una razionalizzazione del sistema regionale delle banche di credito cooperativo. «I numeri della nostra banca sono ottimi», fa sapere Macera, supportato dal direttore generale Tiberio Censoni. «Facendo parte della rete della Federazione Abruzzo e Molise abbiamo dato la nostra disponibilità, ma teniamo a precisare che, per noi, non c’è necessità di fusioni. Possiamo continuare con estrema tranquillità ad andare avanti sulla nostra strada, intrapresa 25 anni fa, al servizio dei soci».

Negli anni il numero di soci della Bcc del’Adriatico Teramano è salito fino a 2656 (156 in più rispetto al 2014) e la banca ha sempre fatto registrare utili. I dati di bilancio riferiti al 31 dicembre 2015 segnalano infatti, un utile netto di 544mila euro e un indice di solidità patrimoniale pari al 15,09, quasi il doppio rispetto al minimo richiesto. Fattori, questi, che hanno contribuito alla crescita della Bcc, che oggi su può definire una banca solida. «Abbiamo i numeri e le carte per andare da soli», precisa Macera. «Sull’ipotesi di razionalizzazione, in caso si dovesse presentare la necessità, valuteremo e ne discuteremo insieme all’assemblea dei soci. Quel che è certo è che non accettiamo pressioni esterne, men che meno dalla politica. Noi dialoghiamo con le istituzioni, di cui la politica è solo una parte». La banca, osserva il presidente, deve rendere conto solo all’organo di vigilanza, cioè alla Banca d’Italia. «Non esiste nemmeno alcuna ipotesi di banca regionale», continua Macera, «come si sente dire in giro. Le banche, infatti, non possono essere riferite alla geografia politica, ossia ai confini regionali, ma alla geografia economica, che è quella che caratterizza il territorio in base alla presenza di agricoltura, pastorizia o industrie». La priorità, per Macera, è salvaguardare il patrimonio di competenze della banca e gli investimenti dei soci, di cui fanno parte famiglie e piccoli e medi imprenditori. Per questo, negli anni, è stata fatta quella politica di frammentazione del credito che, diramando appunto il credito su di un'ampia fascia invece di concedere grossi prestiti a poche persone, abbassa il rischio. «È stato fatto tanto per superare le difficoltà», conclude Macera, «ma abbiamo una strada ben chiara da seguire, evitando fughe in avanti. Finchè avremo il mandato dell’assemblea dei soci andremo avanti così». Margherita Totaro

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