La beffa degli interessi sui buoni fruttiferi postali
TERAMO. Esplode anche a Teramo il caso dei buoni postali fruttiferi, con scadenza a 20 e 30 anni, sui quali le Poste riconoscono interessi di gran lunga inferiori a quelli offerti al momento della...
TERAMO. Esplode anche a Teramo il caso dei buoni postali fruttiferi, con scadenza a 20 e 30 anni, sui quali le Poste riconoscono interessi di gran lunga inferiori a quelli offerti al momento della sottoscrizione. Questa è avvenuta quando c’era ancora la lira, e ora che i buoni sono alla scadenza i risparmiatori rischiano di incassare poco più della metà di quanto si aspettavano. La beffa degli interessi non è una novità, poiché se ne parla già da un paio di anni, cioè da quando sono arrivati alla scadenza gli ultimi buoni trentennali in lire. Del caso si sta occupando l’associazione di consumatori Robin Hood che ha preso in carico il reclamo di alcuni risparmiatori teramani, tra cui quello di un pensionato di Villa Rosa che nel 1985 aveva sottoscritto due buoni postali fruttiferi trentennali da un milione ciascuno. Secondo quanto riportato sul retro dei buoni, il pensionato avrebbe dovuto riscuotere in totale 51.631.826 lire, pari a 26.665 euro, mentre le Poste gli riconoscono adesso solo 15.680 euro. Le Poste ritengono di essere nel giusto perché applicano le disposizioni dei ministeri del Tesoro e delle Poste; i risparmiatori non ci stanno e stanno fioccando le cause. Le Poste rimborsano di meno – spiega l’avvocato Ilaria De Sanctis, che cura la questione per Robin Hood – «ritenendo che le condizioni sul retro dei buoni fruttiferi, che indicano gli interessi, non siano più in vigore, poiché viene sostenuto che il Bfp è un documento che identifica il soggetto che deve ricevere la prestazione, cioè il pagamento del buono, ma non anche il quantum della prestazione stessa. In altri termini, le Poste ritengono che il valore degli interessi viene di volta in volta specificato dal decreto ministeriale della serie di riferimento. Quest’ultimo assunto è vero in parte: infatti, i Bfp possono subire una variazione, ma questa possibilità non può tradursi nell’ annullamento delle condizioni sottoscritte al momento dell’acquisto». C’è anche una sentenza della Cassazione che dà ragione ai risparmiatori, fa sapere l’avvocato, e a loro favore si è espresso anche l’Arbitro bancario finanziario, il quale ha stabilito che «la liquidazione degli interessi debba avvenire in base a quanto previsto nel retro del titolo». «Come associazione consumatori», conclude De Sanctis, «stiamo consigliando di comunicare alle Poste, al momento del ritiro del titolo, che l’importo viene trattenuto a titolo di acconto sulla maggior somma dovuta e contestualmente mettere in mora l’istituto postale per la parte che non viene riconsegnata». (e.a.)
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