La burocrazia schiaccia i piccoli agricoltori

17 Maggio 2019

Lettera aperta alle istituzioni locali, se ne parla domenica a Villa Zaccheo in una festa con i produttori

CASTELLALTO. “Contadini e comunità in festa” è un momento conviviale che tanti piccoli agricoltori del Mercato itinerante della terra (Mit), hanno organizzato per domenica a Villa Zaccheo, in un piazzale collegato a via America. Ci saranno gli stand che offriranno i prodotti della terra a chilometri zero, ma offrirà anche momenti di conoscenza e riflessione. Conoscenza perchè si svolgeranno tanti laboratori: alle 15 si inizierà con l’”Erbario da tasca”, si proseguirà con il “Circo per famiglie”, fino a “Mani in pasta” ,ai laboratori sui cori abruzzesi o sull’olio, sono per citarne alcuni.
Ma alla festa è abbinato anche un momento di riflessione sul futuro dei piccoli produttori agricoli. Che hanno scritto una lettera aperta ai presidenti di Regione e Provincia, ai sindaci, agli ispettori del lavoro, della Asl, ai sindacati. «È un appello accorato all’azione», esordisce la lettera: la cosiddetta agricoltura familiare sta morendo. I piccoli e piccolissimi agricoltori, che producono l’80% del cibo che va in tavola, «quelli che lavorano nei territori marginali, accollandosi l’onere di mantenerli in vita così che le amministrazioni possano fregiarsene nei pacchetti turistici, quelli che scelgono di conservare antiche varietà di semi sacrificando la produttività per la sopravvivenza del patrimonio colturale locale, quelli che sono tanto belli nei mercatini di Natale, quelli che coltivano mantenendo viva la fertilità della terra, praticano l’agroeologia, conservano la biodiversità, si impegnano per produrre zero rifiuti», si stanno spegnendo soprattutto per «mancanza di regole e strumenti specifici».
E’ un problema mondiale, tanto che il 29 maggio a Roma, sarà lanciato il “Decennio per l’agricoltura familiare”. Ma ci vuole impegno anche a livello locale delle istituzioni. «Lo sapevi», scrivono al Mit invitando i rappresentanti delle istituzioni alla festa, «che ogni anno tantissime aziende agricole familiari chiudono sotto il peso insostenibile della burocrazia (o delle multe perché o produci cibo o produci carte)? Lo sapevi che, prima di poterci dedicare alle semine o accudire i nostri animali, dobbiamo fare il fascicolo aziendale, la Pac, il Pai, il patentino per trattoristi, quello per i fitofarmacie, se sei malauguratamente in biologico, il Pap, il Papz, la notifica, la relazione annuale. Lo sai che se vuoi trasformare direttamente i tuoi prodotti devi fare l’Haccp, la Nias (una per ogni trasformazione, trasporto e produzione) la Scia, l’assicurazione, i corsi sulla sicurezza, il piano di smaltimento rifiuti? Poi, se ti resta tempo e le condizioni meteo lo consentono puoi anche seminare e se, non passano i cinghiali, non grandina, non c’è la siccità, non arrivano i parassiti e le malattie fungine e non ti frana la strada, forse puoi anche raccogliere. Ma con cautela perché se sbagli il registro di carico e scarico, l’etichetta, il registro della tracciabilità, se dai i residui colturali agli animali senza avere l’autorizzazione, qualcuno potrebbe multarti. Se poi vuoi vendere su suolo pubblico…». (a.f.)
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