La camperopoli di Colleatterrato «Noi, dimenticati in un piazzale»

Sono i residenti delle palazzine Ater di via Adamoli e via Giovanni XXIII, non si allontanano per paura di furti nelle loro abitazioni. «Ma con i bimbi e gli anziani stare qui è davvero difficile»
TERAMO. Si sentono dimenticati gli sfollati del quartiere di Colleatterrato che vivono in un accampamento di roulotte dal giorno in cui hanno dichiarato inagibili le loro case: sono tra le famiglie che abitavano le palazzine Ater della zona, in via Giovanni XXIII e via Adamoli. Vivono lì ormai da più di una settimana, senza luce nè servizi igienici. C’è solo un lampione a illuminare un angolo di piazza e la sera, quando le partite nei campetti a fianco finiscono, la luce degli impianti viene spenta, così come vengono chiusi i bagni della struttura. «Potevano portare almeno dei bagni chimici», commentano. Al disagio quotidiano si aggiunge anche la paura di furti e sciacallaggio.
Tra gli sfollati c'è chi fa le ore piccole la notte per controllare che non ci sia qualche balordo intento a far razzia nelle abitazioni, ma ieri mattina si sono accorti del tentativo di scasso su un portone d’ingresso. Hanno segnalato il fatto alla questura. Nello spiazzo, tra il cantiere della nuova chiesa e i campetti di calcio gestiti dal Centro sportivo italiano, si contano una decina di camper e roulotte e un camioncino che funziona da camera da letto nelle ore notturne. Dentro il furgone è tutto un groviglio di giacche e coperte, per ripararsi la notte, perché pur dormendo vestiti, ci si gela. Sono passate da poco le 17 ed effettivamente umidità e freddo si fanno sentire.
Nell’accampamento improvvisato vivono dodici famiglie, tra persone anziane, minori e perfino una donna incinta. Gli sfollati raccontano che si trovano lì anche due disabili. C’è anche chi continua a dormire in macchina, e fra questi una coppia di anziani che a intervalli regolari accende la macchina per riscaldarsi un po’. «La signora ha le gambe gonfie e lamenta che le fanno male» sussurra uno degli accampati. Da una roulotte scende una donna e racconta la sua storia. «In famiglia siamo in sette», dice, «e dobbiamo fare a turno per mangiare. Tutti insieme nella roulotte non ci entriamo. E per fortuna che l’abbiamo trovata, me l’ha prestata mio fratello». Da un camper vicino con annesso gazebo, provengono le voci di bambini. «Lo abbiamo montato per dare la possibilità ai nostri figli di giocare, per offrire loro una parvenza di normalità», spiega un’altra mamma, «ci siamo sistemati qui per ricreare una sorta di comunità, nel quartiere c’è altra gente che dorme in camper, basta farsi un giro per rendersene conto, noi abbiamo preferito sistemarci insieme, almeno la sera ci facciamo due chiacchiere».
Nel frattempo altre famiglie rientrano. «Ci avevano detto che dovevamo andare nell’area camper attrezzata al lago Cardelli ma è una follia», dicono, «se piove diventa tutta una distesa di fango e poi c’è il lago, abbiamo paura per i bambini. Qui almeno siamo sull’asfalto». I genitori sono preoccupati, da lunedì prossimo riapriranno le scuole. «Come faremo a mandare i nostri figli a lezione, senza la possibilità di una doccia calda la mattina, in queste condizioni?». Dicono di sentirsi semplici numeri gli sfollati, dei cittadini di serie B. «Da quando ci hanno notificato l’inagibilità della casa non abbiamo visto più nessuno, né il sindaco Maurizio Brucchi né l’assessore Franco Fracassa, eppure quest’ultimo ci aveva assicurato al telefono che sarebbe passato a trovarci» concludono gli sfollati.
Emanuela Michini
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