La casa per disabili è inutilizzabile perché si allaga

Roseto, l’associazione “Dimensione volontario” costretta a ridimensionare i suoi progetti di assistenza
ROSETO. Il primo allagamento lo ha subìto il mese successivo all’inaugurazione, poco prima delle elezioni comunali di tre anni fa, e da allora l’acqua invade tutti i suoi locali dopo ogni temporale. Stiamo parlando della “CasaRosa”, il grande edificio realizzato dalla precedente amministrazione di centrosinistra con l’obiettivo di ospitare giovani disabili rimasti senza nessuno al mondo. “Dopo di noi”, questo infatti il nome dato al servizio, che però non è mai decollato proprio a causa dell’inconveniente legato alle massicce infiltrazioni d’acqua all’interno dei locali. L’amministrazione comunale è stata costretta a correre ai ripari affidando all’associazione “Dimensione volontario” il fabbricato confinante, anch’esso destinato al sociale e costruito nello stesso periodo con l’obiettivo di ospitare un laboratorio per l’inserimento lavorativo dei giovani disabili. Il progetto, dunque, ha subìto un drastico ridimensionamento visto che la prima costruzione, la più ampia delle due, è praticamente inutilizzabile per gli scopi per cui è stata realizzata, mentre i 19 disabili svolgono le varie attività all’interno di una struttura decisamente più angusta.
«Tra le opere pubbliche più disastrate di Roseto va inserita sicuramente la CasaRosa». è l’idea di Beppe Palermo, presidente dell’associazione che si occupa dei disabili, mentre ci mostra i danni provocati dai ripetuti allagamenti, «io non sono un tecnico, ma credo che aver realizzato l’edificio in questione al di sotto del piano stradale abbia contribuito a creare il problema. Non a caso la struttura confinante, quella che possiamo utilizzare per le attività socio-educative, non si è mai allagata perché costruita su un livello più elevato». Intanto la CasaRosa viene utilizzata solo in parte, facendo attenzione a tenere le apparecchiature più delicate più in alto rispetto al pavimento. «Non abbiamo neppure il riscaldamento perché i tubi sono scoppiati a causa dell’umidità», dice ancora il presidente, «ma siamo riusciti a recuperare la palestra affidandola a una società che si occupa di tenerla pulita e in cambio la utilizza quando non serve a noi».
Federico Centola
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