«La Cassazione dà ragione a Varrassi»

Parla la difesa nel processo all’ex direttore generale Asl per le auto blu e il caso Robimarga
TERAMO. «Tutto il processo ha fatto emergere la correttezza dell’operato di Varrassi. Come direttore generale dell’Asl ha subito una raffica di procedimenti penali da cui è sempre emersa la sua estraneità ai fatti». I difensori dell’ex direttore generale dell’Asl Giustino Varrassi calano gli assi: pronunciamenti della Cassazione e normative che, sostengono gli avvocati, demoliscono l’impianto accusatorio della procura. Nel processo madre per le inchieste sull’uso dell’auto blu e sul caso Robimarga, gli avvocati Nicola Pisani e Gianfranco Iadecola, ricostruiscono fatti e accuse in un crescendo di approfondimenti e sentenze della Suprema Corte. «La sostanza delle accuse rivolte a Varrassi riguarda l'utilizzo dell'auto per il tragitto casa-lavoro», ha sottolineato Pisani, «e non l'utilizzo per fini privati. E questo è un dato decisivo in quanto tra le esigenze di servizio rientrano anche gli spostamenti casa-lavoro e viceversa». Un dato su cui ha insistito Iadecola, per il quale «la giurisprudenza è costante nel ribadire che gli spostamenti casa-lavoro con l'auto di servizio non costituiscano in alcun modo peculato, tranne nei casi in cui il mezzo venga utilizzato per scopi personali e privati e nel caso in cui l'utilizzo casa-lavoro sia espressamente vietato da norme e contratti». Varrassi, secondo i legali, non avrebbe avuto alcun ruolo né nella sospensione del procedimento disciplinare a carico dell’urologo Robimarga che, secondo la difesa, sarebbe stata dettata da motivi di opportunità non essendoci all'epoca nemmeno una sentenza di primo grado, né nella sua successiva nomina alla direzione dell'unità di Giulianova, avvenuta, secondo gli avvocati, in maniera regolare. Varrassi e il suo ex autista Giovanni Lanci sono accusati di truffa (Varrassi anche di peculato e Lanci di appropriazione indebita) per aver fatto uso personale dell’auto di servizio. Nell’ambito del procedimento sull’auto blu il pm Davide Rosati aveva chiesto gli arresti domiciliari per Varrassi: richiesta, quella dei domiciliari, che all’epoca venne respinta dal gip. Per queste ipotesi di reato Rosati ha chiesto tre anni e nove mesi per Varrassi e tre anni e nove mesi per l’autista. Nell’altro procedimento, quello che riguarda il caso dell’ex assessore comunale e urologo Corrado Robimarga, Varrassi è coinvolto insieme all’ex direttore sanitario Camillo Antelli, all’ex direttore amministrativo Lucio Ambrosj, all’attuale direttore amministrativo Maurizio Di Giosia, ai dirigenti Vittorio Scuteri, Corrado Foglia e Gabriella Palmeri: tutti sono accusati di abuso d’ufficio.
Secondo l’accusa della procura gli allora vertici della Asl avrebbero affidato la direzione dell’unità di Giulianova a Robimarga a dispetto dell’inchiesta penale che aveva da poco coinvolto il medico. Si torna in aula il 19 ottobre per la sentenza.(d.p.)
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