«La città del cibo che guarda il Tordino»

Il docente di architettura D’Annuntiis spiega l’idea per la zona sud del centro su cui stanno lavorando i suoi studenti
TERAMO. Marco D'Annuntiis è professore associato di composizione architettonica dell'Unicam (università di Camerino) e docente di progettazione architettonica e urbana alla Saad (scuola di ateneo di architettura e design) di Ascoli. Sarà lui, insieme al collega docente Pippo Ciorra, a coordinare i ragazzi della Saad chiamati a realizzare “Teramo South Side - architettura / cibo / paesaggio”, un laboratorio di progettazione architettonica e urbana che il Comune ha promosso con l’ateneo di Camerino e che ha preso il via mercoledì con un seminario di apertura e un primo sopralluogo degli studenti nella parte di città sulla quale dovranno lavorare.
“Teramo South Side” si colloca alla perfezione nel dibattito sul futuro della città lanciato dalla redazione teramana del Centro con il forum “Teramo futura”, perché nasce da un’idea ambiziosa che riguarda un bel pezzo di centro storico, quello affacciato sul fiume Tordino (il lato sud di Teramo, come indica il titolo). L’idea è di rendere quella parte di città strettamente connessa con il parco fluviale, che in quella zona diventerebbe sede di orti urbani, recuperando una serie di volumi vuoti all’insegna della valorizzazione del cibo. L’assessore comunale all’urbanistica Mario Cozzi punta forte sul progetto, anche se per ora si parla solo di mettere su carta delle possibili soluzioni.
Il professor D’Annuntiis ha accettato di parlare per il forum del Centro di questa iniziativa. «”South Side”», dice, «è un’esperienza del quarto anno della scuola di architettura di Ascoli. L'obiettivo è elaborare un progetto di una certa complessità all'interno di una realtà urbana. I miei 48 ragazzi lavoreranno divisi in quattro supergruppi da 12, che elaboreranno ciascuno una proposta progettuale per l'intero fronte. Ogni gruppo inoltre elaborerà due progetti per ognuna delle tre aree in cui abbiamo diviso l’intervento. L’altro corso, circa 15 ragazzi del collega Ciorra, si occuperà solo del mercato coperto. Gli studenti hanno sei mesi di tempo, a fine luglio dovrebbero riconsegnare i progetti. Da settembre potremmo realizzare una mostra con i loro lavori, forse proprio dentro il mercato coperto».
La scelta dei luoghi da trasformare da dove nasce? D’Annuntiis spiega: «Da un lato c’è la volontà del Comune di interrogarci su aree dismesse e contenitori vuoti o sottoutilizzati della città. Dall’altro c’è il nostro intento di legarci all’attualità. Il tema del cibo nelle sue diverse declinazioni – produzione, distribuzione, consumo – sta diventando elemento trainante per lo sviluppo dei territori. E accorciare le filiere sta diventando un impegno quasi etico per chi progetta. Per questo abbiamo scelto un’area in prossimità del parco fluviale e dei suoi orti: l’obiettivo è interagire con essi, che in parte esistono e in parte andrebbero rinnovati, ed essere funzionali al rapporto tra cibo e paesaggio».
Le tre aree di “South Side” sono: Porta Romana con l’ex edificio Asl e gli edifici diruti alle sue spalle, più l’area parcheggio sotto il liceo; l’ex stadio Comunale; il mercato coperto con piazza Verdi. «L’idea è legarsi al parco fluviale, ridefinendo il bordo meridionale del centro storico. In questo momento l'accesso da sud all'area verde non c'è, bisogna dunque ridisegnare la zona della circonvallazione dove attualmente è pericoloso solo camminare. Ridefinire il bordo significa anche dare forza ad esso con le trasversali, realizzando accessi pedonali al parco o torri-ascensore».
Il tema di fondo è il cibo. D’Annuntiis chiarisce: «L'idea è quella di un’Accademia della grande cucina teramana che verrebbe ospitata a Porta Romana, in uno dei complessi edilizi al momento vuoti. Nell'ex stadio Comunale vogliamo pensare una piazza grande del mercato, con parcheggi al di sotto, che quando non è mercato diventa un grande spazio pubblico polifunzionale: luogo di incontro per giovani o sede di grandi eventi (concerti, feste). È quel grande spazio pubblico che a Teramo manca. Infine, il mercato coperto: pensavamo di lasciarvi un mercato delle erbe a chilometri zero ma anche innestarvi tutta una serie di attività ilegate al cibo, sia ristorantini da street food che attività dedite alla commercializzazione dei prodotti locali. Un po’ come la Bouqueria a Barcellona».
D’Annuntiis, in chiusura, avverte che «è un'esercitazione progettuale e come tale deve avere una certa innovatività. Il nostro compito è mettere le idee e far vedere le possibilità, poi sulla realizzazione dovrà scommetterci la pubblica amministrazione».(d.v.)
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