La città riparte, nei negozi primi clienti e tanta speranza

In centro storico rialzate tutte le saracinesche. Sfoglia: «Dopo il terremoto qui non ci arrendiamo» Lo storico negoziante Balducci: «Andrà bene, era giusto riprendere garantendo la sicurezza di tutti»
TERAMO. Il lockdown si allenta e la città prova a ripartire. Dalle saracinesche che si rialzano, dalle file che dopo due mesi non sono solo quelle davanti ai supermercati, da un lancio di palloncini nella centralissima piazza Martiri della Libertà. «Ci ho pensato la notte scorsa e l’ho fatto», dice Alessandra Di Giammarco, titolare di un centro estetico, «un gesto simbolico per augurare a tutti noi commercianti e questa città la giusta ripartenza nella più totale sicurezza per tutti».
Così, davanti ad ogni negozio, ecco dispenser di igienizzanti, scatole di guanti, mascherine per chi (pochissimi) ne è sprovvisto. Perché senza mascherina nessuno entra. «A Teramo il senso di comunità e molto forte», dice Nino Fabriani, del negozio di abbigliamento Target di corso San Giorgio, «i clienti sono entrati a salutarci rispettando la regola dell’uno alla volta, ci hanno incoraggiato a ripartire, ad andare avanti. È una bella cosa, porta ottimismo. E noi, con loro, sicuramente potremo farcela. Sempre in sicurezza, sempre rispettando le regole, ma quello che vedo oggi rappresenta sicuramente un buon segnale».
Nel megastore SottoSopra, sempre in corso San Giorgio, c’è chi guarda, sceglie, prova (tutto nel rispetto delle nuove regole tra igienizzazioni continue). «La gente ha voglia di coccolarsi e dopo tanti mesi di chiusura si può ripartire anche dall’acquisto di un capo di abbigliamento» dice la dipendente Erica Moschioni. «Non sarà facile», aggiunge il proprietario Tiziano Lattanzi, «ma è una sfida che sicuramente vinceremo. E’ stato giusti ripartire per la gente, per i posti di lavoro, per l’economia che deve tornare a girare». Ed è ottimista anche lo storico commerciante Enzo Balducci, negozio di scarpe in corso de Michetti in cui sono passate generazioni di teramani. Ci sono igienizzanti, sanificazioni, guanti, mascherine per riprendere nel rispetto delle regole. «È il primo giorno», dice il figlio Gabriele al suo fianco, «ma sicuramente ci sono buoni segnali. Certo ci vorrà tempo per abituarsi al nuovo, ma è stato importante ripartire, dare un segnale. Ci siamo subito adeguati alle nuove norme per garantire la sicurezza di tutti i clienti . Nel nostro Paese l’economia è fatta soprattutto di piccole aziende, piccole realtà commerciali, che in questi anni pur tra mille difficoltà non si sono mai fermate garantendo posti di lavoro. Noi ce la mettiamo tutto». C’è chi si limita a guardare le vetrine e chi entra per «riprendermi la normalità» dice Giulia Di Vincenzo, 30 anni, che allo shopping non rinuncia. «In questi mesi mi è mancato il gesto di entrare in un negozio, magari solo per guardare», racconta, «mi dà il senso della normalità che piano piano dobbiamo riprenderci. E allora ben venga lo shopping, il caffè al bar, il taglio dei capelli: tutte cose normali che oggi hanno un sapore speciale».
Lo sa bene Dario Sfoglia, titolare di due negozi di pelletteria in corso San Giorgio e piazza Martiri, presidente di Federmoda Italia che dice: «C’è voglia di normalità tra la gente, tra tutti noi. E questo sicuramente può aiutare il commercio a riprendersi dopo due mesi di fermo. Certo le difficoltà ci sono, ma bisogna andare avanti. Noi qui a Teramo abbiamo già avuto il terremoto che per noi commercianti ha innescato una crisi da cui ancora non ci riprendiamo. Ora ci voleva pure il coronavirus. Con una battuta possiamo dire che ci manca solo un meteorite. Ma qui nessuno si arrende».
Lo dice a gran voce anche Giustino Ciarrocchi, altro storiconegoziante teramano, titolare di un negozio di abbigliamento in corso san Giorgio. «Con queste regole noi commercianti potevamo ripartire quando hanno fatto riaprire le librerie», dice, «tutti ci siamo adeguati scrupolosamente e rigorosamente alle nuove norme di sicurezza con guanti, igienizzanti, distanziamenti e ingressi di clienti uno alla volta. Potevamo riprendere prima e sarebbe stato sufficiente che il Governo avesse sentito uno di noi per capire che tutti eravamo pronti per riaprire in sicurezza. Abbiamo perso tempo e l’economia, già pesantemente in crisi, ne risentirà tantissimo». Pur tra mille difficoltà in centro quasi tutti hanno riaperto. «La voglia di ricominciare è tanta», dice Giulio Mercante del Caffè Des Artistes in piazza Martiri, «abbiamo la responsabilità di posti di lavoro che vanno tutelati. Riprendiamo nella massima sicurezza per tutti perché oggi è giusto ripartire».
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