La compagna: «Sono qui le sue vere radici»

23 Maggio 2016

Il ricordo di Mirella Parachini mentre suonano le struggenti note tzigane di Santino Spinelli

TERAMO. «Lui può essere fiero dei teramani così come i teramani possono essere fieri di lui». Così la compagna di Marco Pannella Mirella Parachini dai banchi accanto al feretro, seduta accanto ad Emma Bonino, che con un sorriso ha invece declinato l’invito a dire qualche parola in ricordo del leader radicale. «Basta andare a risentire», continua Parachini, «le registrazioni di Marco quando parlava di questa città, di come ne parlava; stiamo parlando di radici, di radici vere». E dell’affetto della sua terra e delle sue istituzioni ne ha avuto anche un’altra prova tangibile nella «bellissima cerimonia che c’è stata all’università per il conferimento della laurea honoris causa». Qualcuno le fa notare che il grande calore manifestato dai teramani sembra quello che si riserva ai papà: «Ma anche ai nonni», osserva divertita la sua compagna quando ricorda di una testimonianza di affetto di qualcuno che lo paragonava appunto a un nonno. Poi parla «dell’immagine molto forte del lettino nella clinica dove era ricoverato con il comodino asettico dell’ospedale con questo chiavone della città che troneggiava sopra. Era molto molto commovente».

Come le struggenti note tzigane della fisarmonica di Santino Spinelli, il musicista e scrittore di origine rom, che accompagnato da un violinista ha suonato nella camera ardente. Spinelli ha poi ricordato il concerto a Teramo, dove «Marco era nel pubblico. Poi è salito sul palco e si è messo a cantare in perfetta lingua romanì questo ritornello che dice: o fratelli o figli». (e.a.)

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