La costa teramana a rischio trivelle

7 Ottobre 2014

Nuova richiesta di ricerca di idrocarburi della società Enel Longanesi. Insorge il Forum abruzzese dell’acqua

TERAMO. Tutto il mare antistante la costa teramana è interessato da richieste per la ricerca petrolifera: dopo quella inerente lo spazio compreso tra la parte nord del litorale teatino e Silvi, è stata presentata una nuova istanza per effettuare trivellazioni in un'area di circa 70.000 ettari nel mare teramano, da Pineto a San Benedetto del Tronto. La nuova richiesta, così come la precedente, è stata avanzata dalla società Enel Longanesi Developments, che in tal modo raddoppia la richiesta già presentata al ministero dello Sviluppo economico per trivellare in uno spazio, antistante il mare di Pescara, grande circa 74.000 ettari. Intanto il Forum abruzzese per i movimenti dell'acqua torna a protestare contro il rischio di petrolizzazione ed indice una protesta a Montecitorio per i prossimi 15 e 16 ottobre.

Presentata nello scorso mese di giugno e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 1° agosto, l'istanza per la ricerca in mare riguarda 695,3 chilometri quadrati, in pratica la quasi totalità dello specchio d'acqua posto di fronte alla costa teramana. Grazie alla precedente richiesta, avanzata e resa pubblica negli stessi giorni dell'istanza in questione, la Enel Longanesi Developments chiede il permesso di effettuare ricerche petrolifere su tutto lo specchio d'acqua posto di fronte alla costa teramana e quella pescarese. Un totale di quasi 144.000 ettari di mare dove poter effettuare le trivellazioni alalricerca di gas e petrolio, nel caso in cui il ministero dello Sviluppo economico dovesse accettare le richieste presentate, che ora dovranno essere esaminate dalla commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie, quindi dovranno superare la Valutazione d'impatto ambientale. Una situazione che fa gridare allo scandalo il Forum dei movimenti per l'acqua, anche in virtù del decreto governativo "Sblocca Italia - Italia fossile", che renderebbe più agili le concessioni per le trivellazioni in mare. «Ai parlamentari diciamo che serve un no senza se e senza ma al decreto», dichiara il Forum per l'acqua, denunciando come, dopo la prima istanza, ora si punti a ricoprire di trivelle tutto il mare teramano. L'associazione fa notare che, se la richiesta che interessa la porzione sud della costa interessa uno spazio vasto come l'intero parco nazionale della Majella, l'istanza che riguarda quasi tutto il litorale teramano equivale a un'area grande più di un terzo dell’intero territorio provinciale.

«E' l'ennesima dimostrazione che si sta svendendo letteralmente il mare senza alcuna considerazione per le potenziali conseguenze devastanti di incidenti, che sono all'ordine del giorno nell'industria estrattiva», sostiene il Forum dell'acqua. «L'Adriatico ha una vulnerabilità enorme sia dal punto di vista ambientale», aggiunge l’associazione, «essendo un mare chiuso, sia dal punto di vista socio-economico, visto che una larga parte dell'economia è basata sul turismo. Il governo considera di interesse strategico nazionale pozzi e trivelle e ignora viti e olio, pesca, paesaggio costiero e turismo. Renzi destina l'Abruzzo, sia la terraferma che il mare verso la deriva petrolifera e la sua economia sporca e decadente. Il decreto “Sblocca Italia – Italia fossile” è il colpo di maglio finale nella strategia delle multinazionali petrolifere per conquistare enormi territori».

Contro il decreto, criticamente definito "Sblocca trivelle", si terrà una manifestazione di protesta nei giorni 15 e 16 ottobre, a Roma, per indurre i parlamentari ad invertire la rotta. «Per contrastare questo provvedimento saremo in piazza Montecitorio assieme a tanti altri comitati nazionali nella campagna Blocca lo SbloccaItalia», fa sapere ancora il Forum, invitando gli abruzzesi a partecipare specialmente nella giornata del 15 ottobre: «Invitiamo i cittadini a mobilitarsi con i comitati contro queste decisioni per assicurare un futuro pulito alla regione».

Sandro Petrongolo

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