La difesa di D’Amico «Nullo il processo sul doppio incarico»

Presentata un’eccezione ma il tribunale la respinge No dei giudici anche alla richiesta di assoluzione per Mattioli
TERAMO. Un’inchiesta basata su un esposto anonimo ha portato a un processo che dovrebbe essere considerato nullo proprio perché deriva da un atto di indagine irregolare e inutilizzabile. Questa la tesi sostenuta dalle difese nella giornata di apertura del processo a Luciano D’Amico, imputato per il doppio incarico di rettore dell’università e presidente prima dell’Arpa e poi della Tua, la società regionale dei trasporti. Il collegio di difesa – composto dagli avvocati Gennaro Lettieri, Renzo Di Sabatino e Tommaso Navarra – ha presentato in apertura di udienza un’eccezione di inutilizzabilità della nota informativa della polizia giudiziaria sulla base della quale la Procura ha inserito nel registro degli indagati D’Amico e gli altri due imputati di questo processo: il preside della facoltà di Scienze della comunicazione Stefano Traini e di Mauro Mattioli, il docente di veterinaria rinviato a giudizio in quanto all’epoca dei fatti ricopriva, secondo l’accusa, l’incarico di direttore generale della Fondazione dell’ateneo. Il tribunale – presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini – ha respinto l’eccezione delle difese circa l’annullamento dell’intero procedimento, così come ha respinto la richiesta di assoluzione per Mattioli, avanzata in quanto l’imputazione nei suoi confronti si baserebbe su un presupposto errato: il docente, accusato in concorso con D’Amico di avere percepito illecitamente delle indennità, all’epoca non era direttore generale della Fondazione, ma direttore generale dell’ateneo e l’indennità di risultato da lui percepita si riferiva a questo incarico. Il tribunale non ha però accolto la richiesta di assoluzione seduta stante, stabilendo che il pubblico ministero dovrà riformulare il capo di imputazione. Per quanto riguarda D’Amico, la procura gli contesta i reati di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato e peculato: il primo perché essendo diventato presidente di Arpa e poi di Tua avrebbe smesso, di fatti, di svolgere l’attività di docente a tempo pieno, requisito necessario per ricoprire la carica di rettore e percepire il relativo stipendio; il peculato riguarda la consegna di dieci tablet di proprietà dell’ateneo al personale tecnico di supporto al duo comico Ficarra e Picone che si era esibito all’università. Traini è invece imputato per avere concesso illegittimamente il nulla osta a D’Amico, docente della sua facoltà, per assumere l’incarico all’Arpa. La difesa, dunque, ha provato a far saltare il banco sostenendo la nullità dell’iscrizione degli imputati nel registro degli indagati, atto che coincide quasi totalmente con il contenuto letterale dell’esposto anonimo. Un vizio di origine che però, secondo il tribunale, non può assolutamente inficiare il processo, ma al massimo riguardare un parte dell’indagine preliminare. Il pm Davide Rosati, dal canto ha definito «assurda» la tesi per cui un esposto anonimo non possa essere utilizzato come spunto per l’attività investigativa.
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