La difesa di Di Rocco: «In tanti vogliono testimoniare per lui»

25 Novembre 2023

L’avvocato Benguardato raccoglie informazioni sul difficile rapporto tra il reo confesso e il padre Il funerale dell’83enne non è stato ancora fissato, si attende che si presenti qualche parente

TERAMO. Dopo che giovedì è stata eseguita l’autopsia, dalla Procura ieri è arrivato il nulla osta alla riconsegna della salma di Mario Di Rocco ai familiari. Ma, fino a ieri sera, nessun familiare dell’83enne ex capostazione di Teramo ucciso a coltellate dal figlio nella tarda serata di lunedì scorso si è presentato per organizzare il funerale. Risulta che Di Rocco avesse dei parenti a Castiglione Messer Raimondo, il paese di origine della famiglia, e a Bisenti: per la precisione dei cugini. Ma questo non significa necessariamente che con questa parentela ci fossero dei rapporti, e tantomeno dei buoni rapporti, per cui potrebbe accadere che nessuno di loro intenda accollarsi le spese del funerale e che la salma di Di Rocco rimanga nella cella frigorifera dell’obitorio del Mazzini fino a quando – così prevede la legge in questi casi – non sarà il Comune di Teramo a occuparsi delle esequie, pagandole con una somma che verrà prelevata da un fondo appositamente accantonato. In ogni caso, è presto per dire se si arriverà a un esito del genere.
Di sicuro, se anche volesse farlo, non potrà essere il 49enne studente fuori corso di Veterinaria Francesco Di Rocco a pagare il funerale del padre, essendo detenuto a Castrogno con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Giovedì il giudice per le indagini preliminari Marco Procaccini, davanti al quale mercoledì mattina si era svolta l’udienza di convalida, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari fatta dall’avvocato difensore Federica Benguardato sottolineando il persistere delle esigenze cautelari per il pericolo di reiterazione del reato. Ovvero, secondo il magistrato, l’uomo potrebbe uccidere ancora. Su questo la difesa annuncia ricorso al tribunale del Riesame.
Ricorso al Riesame a parte, l’avvocato Benguardato sta elaborando in questi giorni la propria strategia difensiva. Al momento può dire ben poco, ma sottolinea: «Sono stata contattata in questi giorni da tante persone che hanno conosciuto Francesco Di Rocco e che vogliono testimoniare a favore di questa persona, che le esprimono solidarietà nonostante il grave gesto che ha compiuto. Quanto mi dicono conferma quello che il mio assistito ha detto al gip nell’interrogatorio sul difficile rapporto con un padre che di fatto gli impediva di avere una vita sociale. Ovviamente su questo vissuto pregresso sto raccogliendo ulteriori informazioni. Una consulenza psichiatrica? Sì, ritengo che dovrà essere fatta, ma al riguardo devo ancora decidere come muovermi. Intanto attendo di leggere i risultati dell’autopsia per capire bene la dinamica del delitto».
Viste le caratteristiche del delitto – indagato reo confesso e detenuto in carcere – è plausibile che si vada verso un processo con il rito immediato, ovvero saltando l’udienza preliminare. Possono chiederlo il pm e lo stesso indagato.
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