La difesa: «I Guerrucci sono innocenti»

24 Settembre 2023

Cappellacci, legale dell’ex assessore a processo con il padre: «La Procura non ha considerato le volontà testamentarie»

GIULIANOVA. «I signori Guerrucci sono innocenti e sono stati erroneamente portati a giudizio dalla Procura sulla base di un teorema tutto da dimostrare, non avendo l'accusa considerato le volontà testamentarie, espresse più volte, e i numerosi atti donativi di Alfredo Paglione. Tutti i periti che hanno esaminato il Paglione lo hanno dichiarato capace di intendere e di volere. Pertanto, si confida, che nel successivo processo, il tribunale accerterà l’assoluta innocenza degli accusati»: a dichiararlo l’avvocato Alfredo Cappellacci del foro di Pescara che assiste Francesca Guerrucci, uno dei tre rinviati a giudizio con l’accusa di aver raggirato il noto mecenate, gallerista e collezionista d’arte Alfredo Paglione nato a Tornareccio, nel Chietino, conosciuto in tutta Italia, da tempo residente a Giulianova dove è morto l’anno scorso a 86 anni.
«La Procura», aggiunge l’avvocato Cappellacci, «non era a conoscenza di atti dispositivi sia testamentari che donativi». A processo (prima udienza il 7 dicembre dopo il rinvio a giudizio disposto dal gip Roberto Veneziano) compariranno Diodoro Guerrucci, medico ed ex primario ospedaliero (difeso dall’avvocato Guglielmo Marconi), la figlia Francesca, ex assessore comunale, e Nicola Di Sante di Mosciano (difeso dall’avvocato Stefania Iannetti). Per tutti l’accusa è quella di circonvenzione d’incapace in concorso. I fatti contestati dalla Procura si riferiscono a un periodo di tempo compreso tra il 2019 e il 2021, prima della morte del mecenate avvenuta il 30 novembre dell’anno scorso. Secondo l’accusa il medico e la figlia, così si legge nel capo d’imputazione, «approfittando dell’incapacità di Paglione di provvedere autonomamente ai propri interessi (e perciò sottoposto ad amministrazione di sostegno)» avrebbero indotto Paglione a effettuare bonifici e assegni milionari con importi, così si legge sempre nel capo di imputazione, compresi tra 50mila e 300mila euro. (d.p.)
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