La dirigente condannata sarà licenziata

16 Settembre 2021

Delibera della giunta per concludere il procedimento disciplinare nei confronti della Mastropietro, da tempo sospesa

GIULIANOVA. L’epilogo processuale non c’è visto che dopo la condanna di primo grado mancano ancora Appello e Cassazione, ma nel caso Castrum il Comune di Giulianova decide per il licenziamento di Maria Angela Mastropietro. La ex dirigente del settore urbanistica, da tempo sospesa dall’ente, in primo grado è stata condannata a cinque anni per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, per induzione indebita a dare e promettere utilità e per corruzione per l’esercizio della funzione al termine di un processo su un presunto sistema di appalti e mazzette con il Comune che in primo grado si è costituito parte civile.
La decisione è nella delibera del 6 agosto scorso, adottata dopo il parere chiesto ed ottenuto da un esperto legale, con cui la giunta comunale presieduta dal sindaco Jwan Costantini dà mandato al responsabile dell’ufficio per i procedimenti disciplinari «di addivenire alla conclusione del procedimento disciplinare a carico del dipendente dopo attenta valutazione compartiva tra gli interessi pubblici primari e gli altri interessi secondari».
Il procedimento disciplinare avviato nei confronti della ex dirigente dopo l’arresto e il rinvio a giudizio era stato sospeso in attesa della sentenza e successivamente in attesa del parere legale. Alla base della decisione dell’ente un danno d’immagine e la funzionalità dello stesso da un punto di vista organizzativo. Chiaro, a questo proposito, il passaggio della delibera in cui si legge: «Ribadita, a fronte dei contenuti del giudicato di primo grado, la necessità di una definizione dell’azione disciplinare a tutela dell’onorabilità e dell’immagine del Comune di Giulianova, e nondimeno per la funzionalità dell’ente le cui determinazioni programmatiche in materia di organizzazione della struttura e fabbisogno del personale, allo stato, risultano inibite per l’immobilizzazione di risorse finanziarie che la sospensione del procedimento penale determina con ogni negativo carico di conseguenze per la realizzazione dell’interesse pubblico ad un’organizzazione efficiente».
Concetto quello del danno d’immagine per la pubblica amministrazione, al centro da anni di un acceso dibattito dottrinale e una dirompente evoluzione giurisprudenziale, che ruota intorno ad una recente definizione della Corte dei Conti successivamente supportata da svariate sentenze della Cassazione nei confronti di dipendenti pubblici condannati.
È evidente che, tecnicismi giuridici a parte, il provvedimento del licenziamento, una volta definito dopo l’atto d’indirizzo della giunta con il pronunciamento del responsabile dell’ufficio per i procedimenti disciplinari, sia destinato ad avviare un altro contenzioso in tribunale. In questo caso con un possibile ricorso da parte del licenziato davanti al giudice del lavoro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA