«La droga? Sì, come un piatto al ristorante»

21 Novembre 2014

Nelle intercettazioni il linguaggio in codice dei membri dell’organizzazione Oggi in carcere al via primi interrogatori di garanzia per i 27 arrestati

GIULIANOVA. La droga da provare prima di spacciare diventa «quel buon piatto del ristorante», le dosi da consegnare «le magliette da indossare», i controlli di carabinieri e polizia «gli zii da evitare»: sono le decine di intercettazioni a squarciare il velo sulla mega operazione della Finanza che ha smantellato una centrale dello spaccio nel quartiere dell’Annunziata gestito dalla rom 60enne Annadomenica Guarnieri e dai suoi sette figli. Le indagini della procura distrettuale dell’Aquila ( titolare del fascicolo il pm Fabio Picuti) hanno portato a 27 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Guendalina Buccella. E questa mattina, nel carcere di Teramo, cominceranno gli interrogatori di garanzia.

L’accusa per tutti è quella di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, soprattutto eroina che spesso arrivava sul mercato locale grazie a degli accordi con criminali albanesi. Droga che veniva testata prima di essere acquistata. «Senti», dice uno degli arrestati nell’intercettazione trascritta a pagina 20 dell’ordinanza, «sono andato a mangiare gli antipasti giù al ristorante per poi vedere per la comunione e sono buoni, sono buoni davvero, sono buoni in tutti i sensi, sia per come scendono, sia per il gusto e tutto».

E ancora, sempre riferendosi al tipo di sostanza stupefacente: «Sono andato a mangiare a quel ristorante. Capito? Oddio non è che non si può andare a mangiare, ma solo se hai fame, proprio fame, capito? Proprio se hai una fame che non puoi andare a mangiare da altre parti». E scrive a questo proposito il gip: «C’è una coppia che testa lo stupefacente da commercializzare con un linguaggio criptico: si parla sempre di magliette o di ristoranti senza tuttavia che da un lato l’attività svolta dai protagonisti sembra afferire a tali settori».

Ma le intercettazioni svelano anche un sistema di vedette e staffette sul territorio per evitare i controlli delle forze dell’ordine che nelle parole dell’organizzazione diventano gli zii. «Non passate di qua dalla mia strada», si legge nella trascrizione di una intercettazione a pagina 36, « dove si va a casa mia perchè ci sono troppi zii, andate dalla strada che vi ho detto». E ancora: il cimitero diventa il luogo dello scambio e le dosi diventano i fiori. «Ci puoi andare a portare due fiori al cimitero», dice uno degli indagati ad un altro, «è da tanto tempo che non ci vai direttamente».

Il tutto, secondo l’accusa, all'Annunziata di Giulianova, storico quartiere dalla difficile convivenza tra rom e residenti, che nelle carte di investigatori e inquirenti diventa la centrale di smistamento di un traffico di droga (eroina e cocaina) che in più occasioni varca i confini locali per rifornire non solo il mercato della costa, ma anche quello delle vicine Marche. Una organizzazione che spesso si approvvigiona di droga da organizzazioni albanesi e che, nello spaccio al dettaglio utilizza anche minori di 18 anni.

L'indagine ha portato allo scoperto un clan malavitoso formato principalmente da appartenenti alla famiglia di etnia rom Di Giorgio. Numerose le perquisizioni scattate anche in località al confine tra le Marche e l'Abruzzo, dove l'organizzazione aveva esteso le sua ramificazioni arrivate anche nel Barese in particolare per i contatti con alcuni albanesi con cui, in molti casi, sono stati fatti accordi per l'acquisto di grosse partire di droga. L'operazione ha concluso una vasta ed articolata indagine iniziata nel settembre 2012 dai finanzieri del Gico dell'Aquila e dalla Compagnia di Giulianova. Nel periodo compreso tra dicembre del 2012 e giugno del 2013, i finanzieri hanno eseguito una decina di interventi , con sequestri di stupefacenti tra Giulianova, Tortoreto e Martinsicuro. Il bilancio complessivo è stato di circa 5 chili di droga tolti dal mercato, in prevalenza eroina e cocaina, ma anche marijuana, con l'arresto in flagranza di una decina di persone. Con le intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, insieme a pedinamenti e controlli, sono stati ricostruiti ben 120 episodi di cessione. Al momento l’operazione ha permesso di sottoporre a sequestro preventivo beni per un valore di circa 100mila euro.(d.p.)

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