La Fondazione cambia nome e ruolo

La neo presidente Salvatore detta la linea: «Non solo erogazione di fondi, vogliamo essere il fulcro del territorio»
TERAMO. «La Fondazione Tercas deve salvaguardare la sua permanenza nel tempo, stabilizzare le erogazioni e accrescere il patrimonio, per farlo le linee-guida sono l’autonomia e la responsabilità». Su questi binari si muoverà il nuovo corso della Fondazione Tercas guidata dalla neopresidente Enrica Salvatore, una Fondazione che presto dovrebbe anche cambiare nome per recidere un legame che ormai non c’è più da tempo. Ieri, nel corso della prima conferenza stampa dopo il suo insediamento, Salvatore ha posto l’accento sulle strategie di riposizionamento dell’ente e sulle linee di programmazione 2017- 2019. Una programmazione che, come in passato, si concentrerà sulle erogazioni di fondi nei settori del welfare, dell’istruzione e della formazione, ma con un’ambizione in più: quella di assumere un ruolo di cerniera con gli altri interlocutori del territorio.
GLI OBIETTIVI. «Ritengo sia indispensabile esercitare un ruolo di fulcro tra gli enti chiamati a sedersi intorno a un tavolo e a collaborare per i territori di appartenenza», ha detto la presidente Salvatore, «e la Fondazione non si sottrarrà a questo compito con il rinnovato intento di sostenere le iniziative del territorio attraverso i bandi ma anche attraverso progetti propri». La volontà dichiarata dal presidente è quella di continuare a erogare gli oltre due milioni di euro che l’ente ogni anno stanzia a sostegno del territorio, ma nell’ottica di un consolidamento del patrimonio che – non potendo più contare sui dividendi delle azioni di Banca Tercas – deve far leva su altre capitalizzazioni e accantonare riserve come sta già facendo.
L’AUTORIFORMA. Queste attività si andranno a incardinare nel processo di autoriforma che coinvolge l’ente di palazzo Melatini insieme ad altre 88 Fondazioni italiane, che hanno di recente approvato la Carta delle Fondazioni e il protocollo con il ministero dell’Economia e delle Finanze: due documenti che introducono sostanziali novità in tema di governance e gestione. In particolare spicca l’impegno a diversificare il portafoglio degli impieghi, al fine di contenere la concentrazione del rischio: per questo è previsto un limite quantitativo di un terzo dell’attivo patrimoniale per l’esposizione nei confronti di un singolo soggetto, ma c’è anche la disposizione di non usare strumenti finanziari derivati salvo che per finalità di copertura o in operazioni in cui non siano presenti rischi di perdite patrimoniali.
IL NOME. Nell’ottica di questo rinnovamento è significativo che la neo presidente, tra gli indirizzi da voler perseguire e le novità in cantiere, abbia ipotizzato anche di cambiare il nome della Fondazione. Enrica Salvatore non ha ufficializzato ieri questo intento «per rispetto della storia del nome» nato in seno alla Tercas, ma ha certamente fatto capire di voler considerare questa ipotesi insieme alla collegialità degli organi. È del resto evidente che il legame Banca Tercas-Fondazione non c’è più dopo il crac di corso San Giorgio e a maggior ragione dopo il subentro alla guida dell’ex Cassa di risparmio del gruppo della Banca Popolare di Bari.
IL RISARCIMENTO. La Fondazione detiene ancora un patrimonio di 100 milioni di euro dopo che il crac Tercas ha mandato in fumo 70 milioni di euro, corrispondenti alla partecipazione azionaria della Fondazione in Tercas. A questo proposito il presidente Salvatore ha ricordato che la Fondazione Tercas, tra le azioni di responsabilità avviate, ha chiesto un risarcimento dei danni costituendosi parte civile nel processo penale che il 13 gennaio prossimo si aprirà a Roma contro l’ex direttore generale Tercas Antonio Di Matteo e l’immobiliarista Raffaele Di Mario. Il giudice ha riconosciuto la Fondazione come parte lesa insieme a Tercas e Bankitalia.
L’AUTONOMIA. La Salvatore ha infine posto l'accento sull'autonomia del proprio ruolo e dei componenti del consiglio di indirizzo dopo che la vigilia delle nomine è stata "surriscaldata" dallo scontro politico sullo sfondo. «È impossibile evitare», ha detto diplomaticamente, «che in certi casi non si facciano riferimenti alla politica. Fuori la politica c'è e lavora, l'importante è che le attività della Fondazione restino fuori da queste logiche».
Marianna De Troia
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