«La fortuna ci ha evitato l’inferno di Tunisi»

Coppia di Alba in crociera non era al Bardo perché la Msc non aveva voluto cambiare l’escursione
ALBA ADRIATICA. Qualcuno lo chiama destino, Mirko e Giulia la chiamano “fortuna”: nell’inferno di Tunisi, loro non erano davanti al museo del Bardo solo perché la Msc non ha voluto cambiargli l’escursione già prenotata. Era la prima crociera quella di Mirko Rastellini e Giulia Casareale, giovane coppia di Alba Adriatica e Corropoli, imbarcata proprio sulla Msc Splendida che mercoledì scorso era attraccata nel porto di Tunisi, mentre un attacco terroristico metteva sotto scacco il Parlamento e l’adiacente museo del Bardo. Nove dei loro compagni di viaggio hanno perso la vita, 12 sono rimasti feriti, quasi 150 portano dentro l’orrore delle esplosioni, delle raffiche dei fucili d’assalto e del sequestro. La coppia vibratiana, invece, nel momento dell’attentato si trovava per uan fortunata casualità fuori dal centro della capitale tunisina.
Ecco perché. «La sera prima», raccontano, «volevamo optare per un’escursione al centro città, ma il personale non ce lo ha permesso in quanto avevamo già effettuato una scelta diversa in fase di prenotazione del viaggio. Ci siamo arrabbiati, ma è grazie a quel “no” che non ci siamo ritrovati l’indomani davanti al museo del Bardo». Poi raccontano i frenetici minuti vissuti nell’inferno tunisino: «Mentre osservavamo i resti dell’anfiteatro romano di Cartagine, alla nostra guida è arrivata una telefonata. Lui ha cambiato espressione, poi, con grande professionalità, ci ha richiamato tutti frettolosamente e ci ha spinti sul bus. Abbiamo capito che qualcosa non andava al primo semaforo, quando siamo sfrecciati passando con il rosso, con l’esercito che ci apriva la strada. Da lì al porto, il bus evitava griglie spinate disposte sull’asfalto, mentre polizia e militari ci scortavano in uno scenario che sembrava da guerra. Sempre di fretta ci hanno spinti sulla nave, lì la meticolosa perquisizione. Eravamo preoccupati e confusi. Abbiamo saputo dell’attentato poco dopo, quando i nostri telefoni hanno cominciato a ricevere una tempesta di chiamate provenienti dall’Italia e dai familiari preoccupati e angosciati. Ma ci siamo davvero resi conto della situazione solo la mattina dopo, quando siamo ripartiti ed il comandante, commosso, ha radunato tutti i passeggeri. Lì c’era chi aveva tentato di rianimare persone sanguinanti, chi aveva conoscenti dispersi, chi piangeva e raccontava dei suoi 4 bimbi che non riuscivano a smettere di piangere davanti ai sequestratori. Da lì in poi non è stata più una crociera: in tanti volevano tornare a casa e c’era chi aveva paura perfino di scendere dalla nave in Spagna ed in Francia».
Luca Tomassoni
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