La gioielleria “Lo Scrigno” costretta a lasciare la città

Negozio inagibile, il titolare svende tutto e annuncia il trasferimento a Pescara «Il declino è iniziato con i lavori in corso San Giorgio, una cicatrice indelebile»
TERAMO. Per ora è un «arrivederci», ma ha il sapore di un addio. Il manifesto affisso all’ingresso del civico 75 di corso San Giorgio avverte che la gioielleria “Lo Scrigno” chiude i battenti e si trasferisce a Pescara. Lo fa con una svendita totale, con sconti dal 30 al 50%, dopo che il suo titolare Roberto D’Ignazio ha ricevuto l’ordinanza di sgombero del negozio per i danni subìti nei terremoti di agosto e ottobre. «L’ordinanza è arrivata il 12 dicembre», racconta il noto gioielliere teramano, «appena due giorni dopo aver celebrato i dieci anni di attività in quel locale».
Il provvedimento che disponeva l’immediato abbandono dello stabile è stato il colpo di grazia assestato a una storia di quasi cinquant’anni di attività in corso San Giorgio, portata avanti dalla famiglia di Roberto D’Ignazio. Colpa della brutalità dello sciame sismico, ma anche di quella che il gioielliere definisce una «terribile ferita» aperta dai lunghissimi lavori di riqualificazione della strada principale della città. D’Ingazio non esita a paragonare le recinzioni da cantiere, che per mesi dall’inverno scorso hanno occupato la zona, alle barriere della striscia di Gaza entro cui sono confinati i palestinesi. «È la cicatrice più indelebile che resterà in città», sottolinea, «rovinando il suo scorcio più suggestivo, quello che dal corso guarda verso la piazza e il campanile del duomo». Le lungaggini dei lavori e della burocrazia che hanno creato la «gabbia» in cui è di fatto rimasto prigioniero tutto il centro storico, secondo il gioielliere, ha ridotto allo stremo delle forze i commercianti. «Siamo sfiniti», evidenzia, «non ce la facciamo più». Poi ci si è messo anche il violento sciame sismico che ha spinto i teramani a fuggire verso il mare anticipando l’esodo indotto dallo stillicidio delle ordinanze di sgombero che hanno colpito oltre cento tra negozi e abitazioni del centro. Nell’elenco degli edifici da evacuare, dunque, è finito anche quello al civico 75 di corso San Giorgio che da un decennio ospita “Lo Scrigno”.
D’Ignazio non ha potuto far altro che abbassare la saracinesca e pensare al trasloco della propria attività. Piuttosto che rimanere in zona, a combattere ancora con il cantiere che riaprirà subito dopo l’Epifania e con l’ansia di un centro storico che farà fatica a riprendersi dai colpi del sisma, ha preferito emigrare a Pescara, in piazza Salotto, nel cuore della città più commerciale d’Abruzzo. «La mia però non è una fuga», tiene a precisare il gioiellere, «ne avrei fatto volentieri a meno anche perché spostare un’attività come la mia non è lo stesso che trasferire un negozio di abbigliamento: sono costretto a farlo». Il ripristino del locale ora inagibile potrebbe indurre D’Ignazio a tornare in città «ma i tempi biblici delle opere all’italiana non mi fanno sperare bene». Se tra l’altro a Pescara gli affari dovessero ingranare, l’arrivederci a Teramo diventerà un addio.
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