La Gst presenta reclamo formale contro il sequestro degli impianti

Entro venti giorni un collegio dovrà confermare, modificare o revocare l’ordinanza del giudice civile La mossa della società proprietaria delle strutture è stata decisa in modo unanime, c’erano tutti i soci
TERAMO. Prosegue la querelle giudiziaria sul fronte impianti: la Gran Sasso Teramano (Gst) passa al contrattacco della recente sentenza che ha ordinato il sequestro dei propri beni. Un reclamo formale, con il quale rispondere all’ordinanza della sezione civile del tribunale di Teramo che ha disposto il sequestro del ramo d’azienda, quindi anche degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva, della Gran Sasso Teramano spa accogliendo il ricorso del gestore scaduto Marco Finori, che è tornato a esercitarne la gestione e la custodia: è questa la decisione unanime maturata ieri durante la riunione dei soci della Gst, che hanno dato mandato al liquidatore Gabriele Di Natale di procedere per le vie legali impugnando il provvedimento cautelativo affinché venga valutato da un collegio che, nel corso di un contraddittorio, potrà anche assumere altre informazioni e acquisire nuovi documenti. Entro venti giorni il collegio dovrà pronunciare un’ordinanza non impugnabile con la quale confermare, modificare o revocare la precedente ordinanza di sequestro.
Quello di ieri è stato un incontro a porte chiuse al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti dei soci: il presidente della Provincia Camillo D’Angelo, il presidente della Camera di commercio che insieme alla Provincia è il socio maggioritario della Gst, Antonella Ballone, l’assessore regionale Pietro Quaresimale per la Regione, i sindaci di Pietracamela Antonio Villani e di Fano Adriano Luigi Servi, i presidenti delle Amministrazioni separate degli usi civici di Intermesoli Corrado Bellisari e di Pietracamela Paride Tudisco, il liquidatore Gst Di Natale, l’ufficio legale della Provincia e i legali della Gst Divinangelo D’Alesio e Pietro Referza. Tutti concordi sulla prossima mossa da attuare per riprendere il possesso dei beni, la condizione necessaria per venderli (prima della sentenza erano stati offerti al secondo aggiudicatario, i fratelli Persia che però non hanno risposto) e quindi procedere alla liquidazione della società, o per fare un bando di gestione e garantire l'apertura estiva. Non si è parlato, invece, della possibilità di proporre a Finori l’acquisto del lotto come prospettato la settimana scorsa da D’Angelo.
«Pur nell’assoluto rispetto istituzionale dei ruoli, abbiamo deciso di proporre il reclamo formale nella dichiarata intenzione di addivenire in tempi brevissimi a una soluzione della vicenda», ha commentato D’Angelo in una nota della Provincia, «il nostro auspicio è quello che possa concretizzarsi quella che è, e resta una priorità dell'amministrazione provinciale: la piena funzionalità degli impianti per l'avvio della stagione estiva».
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