La Martelli non vuole riaprire dura trattativa sulla mobilità

12 Novembre 2014

ANCARANO. Lo stabilimento della Martelli ad Ancarano è chiuso da più di un mese e l’azienda non ha alcuna intenzione di riaprirlo. E’ quanto emerso ieri in Provincia, in un incontro presieduto dal...

ANCARANO. Lo stabilimento della Martelli ad Ancarano è chiuso da più di un mese e l’azienda non ha alcuna intenzione di riaprirlo. E’ quanto emerso ieri in Provincia, in un incontro presieduto dal presidente Renzo Di Sabatino. Secondo quanto rappresentato da Silvano Bettini, consulente del gruppo, le condizioni di mercato, il costo del lavoro e la crisi di liquidità non consentono di mantenere in attività lo stabilimento.

Dopo una lunga trattativa sulle condizioni delle dismissioni della lavanderia industriale – 80 lavoratori presenti con un sit-in davanti al palazzo di via Milli – le parti hanno acconsentito di valutare la proposta avanzata da Di Sabatino: riconoscere ai lavoratori un incentivo all’esodo superiore a quello previsto dall’azienda da pagare in tempi “molto stretti”; la corresponsione del Tfr diluito in poche rate e, qualora se ne creassero le condizioni, l’impegno del gruppo a riassumere prioritariamente i lavoratori della Martelli alla Penny jeans, start up del gruppo. La propost verrà valutata da azienda e lavoratori che torneranno a riunirsi in via Milli, lunedì alle 11.«Riproveriamo alla Martelli», commentano Emanuela Loretone (Filctem Cgil), Giampiero Daniele (Femca Cisl) e Emidio Angelini (Uiltec Uil), «di aver preso impegni, anche rispetto alla nascente Penny Jeans che poi non ha mantenuto. Noi chiediamo un impegno a non chiudere e quantomeno a riassorbire tutto quel che è possibile. Il 30 ai lavoratori finirà il contratto di solidarietà e il 3 dicembre scadranno i tempi per la mobilità: se riusciamo a trovare accordo è bene. Se ci sarà un mancato accordo faremo le iniziative sindacali conseguenti: manifestazioni e rivendicazioni in sede giudiziaria.