La moglie della vittima: «Era un marito padrone»

In aula parla la mamma di Giuseppe Di Martino, accusato di aver ucciso il padre al termine di una violenta lite scoppiata due anni fa nella casa familiare
TERAMO. «Mi ha sempre maltrattata. Era un marito padrone»: Anna Ramogida parla da moglie di un uomo che non c’è più e da mamma di un figlio accusato di aver ucciso il padre.
La cronaca si riavvolge sempre in un’aula di tribunale e nel processo in Corte d’assise per Giuseppe Di Martino, il 46enne architetto di Silvi accusato di aver ucciso il 75enne papà Giovanni al termine di una violenta lite scoppiata nella loro casa di Silvi, l’istruttoria dibattimentale entra nella fase più delicata con l’audizione dell’unico teste oculare di quella drammatica sera. È la moglie della vittima e madre dell’imputato che sin dall’inizio ha confermato la ricostruzione dell’indagato: l’anziano sarebbe morto in seguito a una caduta accidentale al termine di una violenta lite con il figlio scaturita dalla decisione della donna di voler andare via di casa. Alterco in cui Giuseppe Di Martino sarebbe intervenuto per difendere la madre. Una versione alla quale non crede la Procura che contesta l’accusa di omicidio volontario aggravato. Per investigatori e inquirenti la lite avrebbe riguardato solo padre e figlio: quest’ultimo avrebbe afferrato il papà al collo e gli avrebbe sbattuto la testa contro un tavolino. Momento quest’ultimo più volte affrontato nel corso dell’audizione della donna che alla domanda sul numero delle volte in cui il figlio avrebbe spinto il padre non ha dato delle risposte ritenute chiare dalla Pubblica accusa rappresentata dal pm Enrica Medori. La donna ha detto che durante gli anni trascorsi in Svizzera con marito e figlio aveva manifestato la volontà di separarsi ma senza mai portare a termine la decisione. Sul conto in banca del marito ha detto di non sapere niente. «Mio marito mi dava 200 euro per la spesa», ha ripetuto, «a tutte le spese pensava lui. Io non sapevo niente di quello che aveva». La tragedia si era consumata la notte tra il 13 e il 14 giugno del 2019 nella cucina dell’abitazione di via Dante Alighieri a Silvi dove la vittima viveva con la moglie e il figlio, rientrato da un anno dal Brasile. Secondo la versione fornita all'epoca dal 46enne e dalla madre sarebbe stata una disgrazia al termine di una violenta lite. Si torna in aula il 1° marzo davanti alla Corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori.(d.p.)
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