La morte di Bandini è senza colpevoli

2 Luglio 2020

Il tribunale di Lucca ha assolto i quattro imputati accusati di disastro aviatorio in cui morì il 38enne pilota teramano

TERAMO. Le sentenze non hanno titoli di coda che spiegano tutto, che raccontano ogni dettaglio. Per capire bisogna sempre aspettare le motivazioni. Con i tempi della giustizia che non sono mai quelli della vita reale.
Dopo quindici anni di inchieste, perizie, istanze, due richieste di archiviazione e altrettante riaperture di indagini, una corsa ad ostacoli contro la prescrizione, il tribunale di Lucca ha stabilito che non ci sono responsabili per la morte di Stefano Bandini, il 38enne pilota teramano che nel 2005 era sul Canadair della Protezione civile precipitato dopo aver urtato i fili dell'alta tensione mentre spegneva un vasto incendio a Forte dei Marmi.
Nei giorni scorsi il giudice monocratico del tribunale toscano Felicia Barbieri ha assolto con la formula del fatto non sussiste i quattro imputati, tutti tecnici di varie sale operative, accusati di omissioni a vario titolo che determinarono il disastro aviatorio. Per i quattro, tutti residenti tra Lucca e Viareggio, la stessa Pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione al termine della requisitoria in aula.
Nell’attesa di leggere le motivazioni per capire, resta l’esercizio della memoria che non è retorica ma un dovere almeno in un Paese che non abbia paura di guardarsi allo specchio. E bisognerebbe sempre cominciare dalle vittime e poi continuare con il resto. Bandini, giovane papà teramano con la passione del volo, insignito della medaglia d'oro al valor civile alla memoria, quel 18 marzo del 2005 quando si rese conto di quello che stava succedendo evitò una strage: l'aereo su cui si trovava con l'altro pilota Claudio Rossetti (40enne di Siena) non precipitò su case e ospedale ma nel piazzale di un cantiere edile. I soccorritori lo dissero subito: «I piloti hanno evitato una strage». E così hanno ricostruito dettagliatamente le successive consulenze tecniche sulle manovre. In questi anni a Procura di Lucca ha sempre sostenuto che l'aereo antincendio non doveva volare in condizioni di scarsa visibilità, senza collegamento radio a terra e che i piloti non fossero stati avvisati della presenza di cavi dell'alta tensione.
Per anni i familiari e i loro legali (il fratello e padre sono assistiti dagli avvocati Gianluca Pomante e Michele Artese) hanno lottato contro le svariate richieste di archiviazione presentate dalla Procura di Lucca fino ad ottenere la riapertura delle indagini dopo che il gip aveva respinto la richiesta di archiviazione, accogliendo in toto la richiesta di opposizione e mandano a giudizio i quattro tecnici che nel giorno della tragedia erano addetti alle varie comunicazioni delle sale operative. E sempre la loro tenacia ha evitato che la scure della prescrizione si abbattesse sul procedimento. «Sicuramente non ci aspettavamo un esito di questo genere», dice l’avvocato Pomante, «perchè riteniamo che nel corso dell’istruttoria siano emersi elementi importanti per una ricostruzione dei fatti nella direzione da noi dimostrata. È una sentenza che ci lascia molta amarezza. Ora aspettiamo di leggere le motivazioni per conoscere i perchè. Poi valuteremo il da farsi».
Mentre il processo penale seguiva il suo percorso ad ostacoli, la città di Teramo ha scelto di ricordare per sempre il pilota Stefano Bandini dando il suo nome alla Villa Comunale.
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