La nuova sfida di D’Amico: arrivare a 2.500 matricole

26 Luglio 2017

L’ateneo attrae ed è sempre più internazionale: lo frequentano 400 stranieri

TERAMO. L’università di Teramo è come uno di quei calciatori che, anche di fronte al muro difensivo degli avversari, cercano sempre – e trovano spesso – il dribbling. Dopo aver dribblato faticosamente i propri problemi interni, la crisi economica con conseguente riduzione delle risorse e il rapporto difficile (se non impossibile) con le istituzioni cittadine, eccola avviarsi a dribblare le calamità che dall’agosto del 2016 hanno colpito a ripetizione Teramo. Se si chiede al rettore Luciano D’Amico se teme un calo degli iscritti causa terremoto, la risposta è: «No, anzi. Il nostro campus è ultrasicuro dal punto di vista sismico, non ha avuto danni di sorta dalle tante scosse. Ancor più sicuro il polo di Piano d’Accio. Questo lo comunichiamo a chi vuole iscriversi, quindi...». Al momento c’è un dato che può fare da cartina di tornasole, il numero degli iscritti al test d’ingresso di Veterinaria. L’anno scorso sono stati 393, ad oggi 480 e il dato non è definitivo. Di sicuro il trend dell’ateneo cittadino è in crescita. D’Amico: «Nello scorso anno accademico abbiamo superato per la prima volta la barriera dei duemila immatricolati, sono stati 2.005. L’obiettivo, quest’anno, è arrivare a 2.500».
Quello che D’Amico, affiancato dal prorettore Dino Mastrocola, snocciola in conferenza stampa è un elenco di sfide. Già affrontate e vinte, ancora da affrontare e vincere. Il corso di laurea in inglese in economia, che partirà nel prossimo anno accademico, porta a quattro i corsi dell’ateneo che si tengono interamente in inglese. «È uno sforzo aggiuntivo che chiediamo ai nostri studenti, uno sforzo che riteniamo pagante in termini di competenze e occupabilità», dice il rettore. Che sull’internazionalizzazione di UniTe punta forte, fortissimo. «Il 26% dei dottorandi dell’attuale ciclo viene da Paesi stranieri, per il prossimo ciclo contiamo di arrivare al 30%», aggiunge D’Amico. Al momento, su oltre 7mila studenti dell’ateneo teramano, gli stranieri sono 376 (di cui 130 Erasmus) più 15 dottorandi. E, svela il rettore, «il corso di laurea in Comunicazione sta vagliando l’ammissibilità di 120 domande arrivate da India e Pakistan».
Insomma, l’ateneo teramano attrae. E il perché, secondo D’Amico, è evidente. «Aver puntato sulla specializzazione dell’offerta formativa si è rivelata una scelta vincente», dice, «così come – e per questo ringrazio gli altri rettori abruzzesi – aver reso complementari le offerte formative dei tre atenei regionali. Non ci sono più sovrapposizioni, e la collaborazione fa bene a tutti. Aggiungiamo che l’intero polo scientifico è certificato dall’Unione europea e che per strutture siamo primi a livello nazionale secondo il Censis grazie a laboratori di prim’ordine e all’ospedale veterinario più funzionale che ci sia in Italia. Il nostro stato di salute è testimoniato anche dal calo dei fuori corso: erano il 34% degli iscritti nel 2012, oggi sono il 26%».
Chi si loda si sbroda, potrebbe pensare qualcuno. In realtà autorevoli studi a livello nazionale mettono Teramo ai primi posti di varie classifiche del mondo universitario. Ma ovviamente non ci si può fermare. E D’Amico non si tira indietro nell’elencare le nuove sfide. Il trasferimento tecnologico, innanzitutto. E poi le grandi opere edilizie: la nuova casa dello studente da 210 posti letto che l’Adsu realizzerà in viale Crucioli e la ristrutturazione con fondi Masterplan dell’ex manicomio, che diventerà la sede di Scienze della comunicazione e del neonato Dams («Entro l’estate emaneremo il bando per la progettazione. Prima di far partire i lavori si dovranno fare rilevazioni georadar dei terreni e mappatura laser dell’immobile, poi i sondaggi archeologici»). C’è da recuperare l’ex mensa di Coste Sant’Agostino e si è deciso di metterci impianti pilota per la produzione di latte, olio, vino e ortofrutta. Tra l’ex mensa e il campus verrà realizzato un percorso accessibile ai disabili che attraverserà un vigneto sperimentale e un campo-catalogo della biodiversità.
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