La parrocchia non paga l’organo e il tribunale lo fa pignorare

Il grande strumento a canne costava 314mila euro più Iva: ne mancano da saldare 100mila L’artigiano di Sulmona che reclama i soldi ora chiede di mettere i sigilli per impedirne l’utilizzo
ALBA ADRIATICA. La parrocchia dell’Immacolata di contrada Basciani di Alba non paga l'organo della chiesa e il giudice ordina il pignoramento dello strumento, che ora rischia di finire sotto sequestro. «Non abbiamo i soldi per pagare, ma onoreremo il nostro debito, parola di parroco». Don Ezio Mascella ogni qual volta l'incaricato della bottega di organi di Campo di Fano, vicino Sulmona, si è presentato in parrocchia per reclamare il dovuto, ha dato questa risposta. Stanco di aspettare, l’artigiano Alessandro Bevilacqua si è rivolto a un legale, il quale dopo aver aperto un contenzioso con il parroco è riuscito a ottenere dal giudice il pignoramento del maestoso organo. Un atto giudiziario che è servito a poco, con la situazione che non si è spostata di un passo. Il parroco, nominato custode giudiziario dell'organo, ha continuato a utilizzare lo strumento, costringendo l'avvocato Gennaro Carugno a tornare alla carica con una nuova istanza in cui ha chiesto al giudice di cambiare custode ma soprattutto di mettere i sigilli all'organo affinchè non possa essere utilizzato.
«Questa storia ci ha tagliato le gambe, tanto che abbiamo dovuto bloccare l'attività della fabbrica per mancanza di fondi», spiega Alessandro Bevilacqua, che dopo la morte del padre Ponziano ha ereditato la storica bottega artigianale, una delle più prestigiose dell'arte organaria, e aggiunge: «Per andare incontro al parroco siamo arrivati anche a fare un sostanzioso sconto, senza però riuscire a venire a capo della situazione».
La storia ha inizio sei anni fa, quando fu stipulato un contratto per la realizzazione di un organo meccanico tra l'azienda Bevilacqua e don Ezio Mascella, parroco dell'immacolata di Alba Adriatica, con la garanzia di un benefattore, Guido Mascarini, poi deceduto, il quale aveva garantito il pagamento di una parte dello strumento. Il costo totale era stato fissato a 314 mille euro più Iva. L'azienda realizzò l'organo che fu inaugurato in pompa magna il 30 settembre 2011, alla presenza del vescovo di Teramo e delle autorità. Dalla stampa fu definito l'organo meccanico più grande d'Abruzzo. Nel frattempo sono stati versati acconti per un totale di 212mila euro. Per chiudere la partita il parroco avrebbe dovuto versare ancora circa 167mila euro. «La parrocchia ha smesso di pagare perché a loro dire non avevano più soldi», prosegue Bevilacqua, «e per ottenere la somma restante mio padre è stato costretto ad avviare un contenzioso giudiziario che ha portato all'incasso di altri 60mila euro. Con la morte di mio padre, avvenuta il 16 dicembre del 2014, sono stati sospesi tutti i pagamenti. Dopo ripetuti solleciti siamo riusciti a ottenere, con grande fatica e notevoli spese legali, solo ottomila euro». Ne restano ancora circa 100mila, che se non saranno pagati nel giro di qualche giorno costringeranno il giudice a firmare l'ordinanza che toglierà la voce al grande organo di Alba Adriatica.
Claudio Lattanzio
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