La parrocchia toglie i migranti dalla strada

Dieci pakistani in attesa di asilo accolti al Cuore Immacolato. E l’Usb manifesta davanti alla prefettura: «Permessi più veloci»
TERAMO. Accolti nella parrocchia del Cuore immacolato di Maria i dieci pakistani che per venti giorni hanno occupato un locale di distributori automatici davanti alla questura di Teramo, in viale Bovio. La loro è stata un'occupazione dettata da necessità dopo essere stati informati dell'assenza di posti nei centri di accoglienza della provincia. I giovani migranti dopo aver avanzato richiesta di asilo, in attesa dei documenti da parte dell'ufficio immigrazione, hanno deciso di non lasciare la città e di accamparsi nel piccolo locale aperto h 24. Qui, con coperte e poche altre cose, hanno dormito e mangiato facendo affidamento sulla solidarietà di cittadini e commercianti della zona. Senza servizi igienici, si sono lavati per strada o nelle fontane della villa comunale. Una condizione non dignitosa, documentata anche da un nostro articolo di domenica scorsa, che ha smosso le istituzioni: il Comune ha cercato soluzioni d'emergenza trovando ampia e piena disponibilità da parte della Caritas, che ha garantito i pasti, e di don Cristian Cavacchioli che ha aperto le porte della parrocchia di piazza Garibaldi ai giovani migranti. «Si tratta di una primissima accoglienza, di una sistemazione provvisoria, nata in modo naturale di concerto con le istituzioni quando abbiamo appreso la situazione» spiega don Cristian, «si fa quel che si può, in attesa che ci siano posti disponibili nei centri di accoglienza».
E che il tema dell'accoglienza sia urgente anche a Teramo lo dimostra la manifestazione che si è svolta ieri mattina davanti alla Prefettura, su iniziativa dell'Usb (Unione sindacale di base) Abruzzo e Molise: diversi migranti africani, in attesa dei permessi di soggiorno, hanno chiesto a gran voce tempi più celeri per i documenti, il rispetto delle tempistiche fissato dalla legge per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno e un aumento del personale negli uffici immigrazione delle questure. «Tanti», sostiene l’Usb, «sono anche vittime di una sanatoria che si è rivelata del tutto insufficiente per garantire l’emersione dall’invisibilità».(v.m.)

