La pinacoteca riapre dopo due anni

Parte della struttura resta ancora chiusa. Torna, dopo una lunga disputa sulla proprietà, il polittico di Giacomo da Campli
TERAMO. Chiusa per oltre due anni, dopodomani riapre la pinacoteca civica. Nelle sale una cinquantina di opere della collezione permanente, con posto d’onore per il quattrocentesco polittico attribuito a Giacomo da Campli “Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giovanni Battista, Francesco, Bernardino e Girolamo”, meglio noto come “Madonna del melograno”. Un’opera tornata a Teramo dopo 11 anni. La riapertura della galleria civica di viale Bovio si svolgerà venerdì in due momenti. Alle 18 cerimonia nell'ipogeo: intervengono il sindaco Gianguido D’Alberto, la presidente della Fondazione Tercas Enrica Salvatore, la soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo Rosaria Mencarelli, l’assessore alla cultura Luigi Ponziani e Stefano Papetti, curatore delle collezioni comunali ascolane, che ha curato il progetto “Pinacoteca Civica di Teramo: la ripartenza”. Alle 18.30 ci si sposta in viale Bovio per l’inaugurazione della pinacoteca. Non sarà una riapertura totale, ma almeno due terzi della struttura saranno nuovamente fruibili dopo i lavori di tinteggiatura e di adeguamento del sistema d'allarme per un importo di 15mila euro. Il motivo di maggior interesse della giornata è anche il ritorno nella collezione della “Madonna del melograno”. Ritorno reso possibile dalla Soprintendenza, «che non solo ha aiutato il Comune in questa fase di rilancio delle sue istituzioni culturali» sottolinea una nota del Comune, «ma ha anche consentito in tempi ravvicinati il recupero alle nostre collezioni d’arte del polittico di Giacomo da Campli. Finalmente questa opera identitaria e di sommo valore, che da 150 anni è parte integrante del nostro patrimonio collettivo, torna a mostrarsi nella sua magnificenza». Ma dov’era finito il polittico? Paola Di Felice, per un trentennio a capo dei civici musei prima del pensionamento nel 2014, ricorda che nel periodo in cui la pinacoteca aveva un altro referente l’opera fu prestata alla Soprintendenza per una mostra su Giacomo da Campli. In cambio, come avviene in questi casi, ne veniva fatto il restauro. La mostra però non fu realizzata, né il polittico tornò alla base. «In seguito, su mia sollecitazione, fu fatta dal sindaco Brucchi una richiesta formale alla Soprintendenza» sottolinea l’ex direttrice del Polo museale «ma ogni richiesta rimase senza esito». Con l’arrivo di Rosaria Mencarelli alla Soprintendenza è stato finalmente possibile il recupero del polittico, una volta dimostrata, non senza fatica, dall’attuale assessore aal cultura Luigi Ponziani, la sua proprietà in capo al Comune di Teramo. Proveniente dalla chiesa di San Bernardino a Campli, l’opera di Giacomo fu acquisita dall’appena nata pinacoteca civica di Teramo nel 1868, quando il ministro dell'Istruzione decretò che le opere artistiche delle chiese dovevano confluire nelle nascenti raccolte pubbliche. «Tutti i cataloghi della pinacoteca di Teramo menzionano nelle sue collezioni il polittico di Giacomo da Campli», continua Di Felice, «dal primo inventario sistematico del 1909 di Norberto Rozzi, al catalogo analitico del 1912 di Giorgio Bernardini, fino al catalogo del 1998 pubblicato da Amilcare Pozzi». A Campli sono meno convinti. «Non voglio fare il campanilista», dice lo storico Roberto Ricci, presidente dell’associazione camplese Memoria e Progetto, «però il polittico è un’icona di Campli. Appartiene alla nostra comunità quanto appartiene a Teramo. Non significa che dobbiamo riprendercelo, ma si deve trovare una formula, un uso intelligente».
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