La piscina resta chiusa Non si trova un accordo

22 Dicembre 2017

Nulla di fatto dal vertice di ieri in Comune con l’Asi Teramo, ex gestore La proposta di Pizzi di un affidamento fino a giugno non convince la società

TERAMO. La piscina comunale per il momento resta chiusa. Non ha trovato uno sbocco positivo la riunione di ieri in municipio, convocata dal commissario prefettizio Luigi Pizzi e alla quale hanno partecipato il sub commissario appena nominato Edoardo D'Alascio, i dirigenti dell'ente dei settori interessati ed Enzo Petrella, presidente dell'Asi Teramo, che ha gestito l'impianto dell'Acquaviva fino a inizio dicembre.
L'incontro era finalizzato a valutare la riassegnazione temporanea all'ex gestore dopo che la piscina è stata chiusa alla scadenza del contratto sottoscritto con l'amministrazione decaduta, ma non ha sortito effetti significativi. La soluzione prospettata da Pizzi implica un affidamento di breve durata, al massimo fino a giugno, in attesa che sia portata a compimento la procedura per la riassegnazione dell'impianto per i prossimi due anni come stabilito nel bando messo a punto dalla giunta Brucchi pochi istanti prima che le dimissioni di 18 consiglieri di opposizione e di un pezzo della maggioranza mettessero fine al suo mandato amministrativo. Questa ipotesi, però, non convince l'Asi che punta a prolungare la gestione fino al periodo estivo e a rimettere in funzione la vasca all'aperto. Un affidamento a scadenza molto ravvicinata, a detta della società, comporterebbe oneri non s compensati dalle attività che si riuscirebbero a organizzare fino al passaggio di consegne col nuovo gestore.
L'uscita di scena dell'Asi un paio di settimane fa, infatti, è stata repentina e traumatica. Il gestore non avrebbe voluto lasciare la piscina, per la quale aveva raccolto iscrizioni fino al 31 dicembre, facendo leva su una clausola della convezione che ne accordava l'uso anche al di là della scadenza contrattuale e fino al subentro di un nuovo affidatario. Gli uffici comunali, però, hanno disposto la disattivazione delle utenze nella struttura e così la società sportiva è stata costretta ad arrendersi. Nei giorni successivi alla chiusura l'ex gestore, stando a quanto riferito nella riunione, ha dovuto licenziare due bagnini e avviare la restituzione delle quote incassate dagli oltre 400 atleti che praticano nuoto, pallanuoto e nuoto sincronizzato. Le attrezzature, inoltre, sono state trasferite in magazzino, per cui il riallaccio delle utenze e il ripristino dell'impianto comporterebbero tempistiche incompatibili con un'assegnazione di breve durata. In ogni caso l'Asi consegnerà una proposta al commissario. Da dirimere resta anche la questione economica connessa alla gestione pregressa. Il Comune a ottobre ha chiesto alla società 150mila euro per bollette non pagate, ma la somma è contestata dall'Asi che pretende un accertamento sui consumi e vorrebbe uno sconto di almeno 80mila euro per le spese sostenute anche per la piscina all'aperto.
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