La plastica nella scarpata non è dell’auto dei Santoleri

27 Dicembre 2017

GIULIANOVA. Aspettando quelle certezze che potranno dare solo i riscontri scientifici (i cui risultati sono attesi a breve), nel giallo della 64enne pittrice chietina Renata Rapposelli arriva una...

GIULIANOVA. Aspettando quelle certezze che potranno dare solo i riscontri scientifici (i cui risultati sono attesi a breve), nel giallo della 64enne pittrice chietina Renata Rapposelli arriva una prima risposta dalla mole di accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Ancona. Il pezzo di plastica trovato vicino al corpo della donna, nella scarpata di Tolentino, non sarebbe quello del parafango della Fiat Seicento di Giuseppe e Simone Santoleri, l’ex marito e figlio della donna, accusati di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Così avrebbe stabilito la comparazione fatta dagli esperti tra i pezzi di materiale.
I due uomini continuano a ripetere che quel 9 ottobre Giuseppe ha accompagnato Renata fino a Loreto e qui l’ha lasciata. Ma ormai appare chiaro che gli inquirenti siano convinti che quel viaggio in auto verso Loreto non ci sia mai stato. A insinuare dubbi sulla ricostruzione di padre e figlio ci sono le dichiarazioni di una farmacista di Tortoreto: la donna ha raccontato che quel 9 ottobre Renata è entrata nella sua attività per chiedere un calmante. Erano circa le 17, quindi tre ore dopo rispetto all’indicazione data da Giuseppe e Simone che sostengono di aver riaccompagnato la donna a Loreto intorno alle 14. E a questo proposito sono in corso anche accertamenti sulla tessera sanitaria della pittrice. Nella sua abitazione di Ancona, infatti, gli investigatori hanno trovato una tessera sanitaria scaduta nel 2016 e per questo sono state avviate delle verifiche all’Agenzia delle entrate per accertare se alla donna sia stata trasmessa la nuova tessera. Quella che la farmacista di Tortoreto ha raccontato di aver visto quando Renata si è presentata nella sua attività per acquistare un calmante.(d.p.)
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