La politica si mobilita per la Betafence

Tortoreto, istituzioni compatte al picchetto dei 155 operai che rischiano il posto: «Questa azienda non può chiudere»
TORTORETO. Tutti uniti contro la chiusura della Betafence di Tortoreto e contro la desertificazione industriale del Teramano. Al picchetto di ieri mattina davanti allo stabilimento della multinazionale delle recinzioni, al fianco dei 155 lavoratori che rischiano il posto dopo l’annuncio improvviso di chiusura e dei rappresentanti sindacali, c’erano anche quelli dell’indotto, le delegazioni delle altre aziende in crisi della zona e le istituzioni. A partire dal deputato Antonio Zennaro e dall’assessore regionale al lavoro Piero Fioretti, passando per i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione Di Gianvittorio, Quaresimale, Di Matteo e Pepe, fino ai sindaci di Giulianova Jwan Costantini e di Mosciano Giuliano Galiffi. C’era ovviamente il sindaco di Tortoreto Domenico Piccioni, che ha promesso la vicinanza del municipio «nel dialogo per il mantenimento dei posti di lavoro», e c’era il presidente della Provincia di Teramo Diego Di Bonaventura che si è ritrovato con l’ennesima crisi aziendale nel territorio che rappresenta e che si è impegnato per «un documento unitario da portare sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico».
Messaggi di solidarietà, preoccupazione e impegno sono arrivati da ovunque. Da praticamente tutti i partiti, ai gruppi politici del consiglio comunale tortoretano e non solo, ma anche dalla società civile della zona. Dopo l’intervento di Zennaro alla Camera dei deputati, anche Articolo Uno ha annunciato l’impegno urgente dei parlamentari Guglielmo Epifani e Nico Stumpo. L’obiettivo di tutti è chiaro: evitare la chiusura dello stabilimento tortoretano di Betafence, unico in Italia, da parte del gruppo Præsidiad di cui fa parte e del fondo americano Carlyle che lo controlla. Con le altre crisi aziendali, infatti, il settore metalmeccanico teramano rischia di perdere 400 posti di lavoro nel 2020. Che potrebbero diventare 700 considerando anche l’indotto e diversi settori produttivi. Per questo, la necessità è quella di bloccare il messaggio nefasto che anche un’azienda sanissima come la Betafence possa chiudere, perché questo potrebbe creare l’ennesimo precedente, il più pericoloso di tutti. Come hanno mostrato i sindacati, infatti, lo stabilimento lavora, ha commesse e porta utili al gruppo. Secondo l’indicatore di bilancio Ebitda, la Betafence di Tortoreto ha generato tra i tre e i quattro milioni di euro di ricchezza per il gruppo ogni anno dal 2015 al 2019. «Præsidiad e Carlyle vengano allo scoperto e dicano perché vogliono chiudere», dicono quindi Fiom e Fim, rappresentate dai segretari provinciali Mirco D’Ignazio e Marco Boccanera, in un documento congiunto, facendo riferimento ai tanti sospetti che serpeggiano tra i lavoratori della Betafence: quello che proprietà voglia in realtà delocalizzare in Polonia, come già fatto con le produzioni di altri stabilimenti del gruppo, oppure voglia trattare la riduzione del personale.
Lo sciopero è stato interrotto. All’azienda sarà permesso di produrre nei turni a ranghi ridotti di agosto, mentre i dipendenti terranno alta l’attenzione con un presidio fisso. A settembre, poi, si ripartirà con i cortei, con l’auspicio che la vertenza abbia già raggiunto il tavolo ministeriale.
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