La porta del Bataclan in vendita per finanziare il terrorismo

15 Giugno 2020

È l’ipotesi che si fa largo tra gli investigatori dopo il ritrovamento del murale di Banksy a Sant’Omero L’opera doveva essere visionata a breve ma il blitz di carabinieri e polizia francese è arrivato prima

TERAMO. È una ipotesi, perché in una indagine complessa come questa le certezze sono difficili da mettere insieme. Almeno non subito.
Ma nel lavoro certosino degli inquirenti, fatto di intercettazioni ambientali e intuito investigativo, questa è una supposizione che si fa sempre più largo: il murale di Banksy realizzato su una porta del Bataclan in memoria delle 90 vittime dell’attentato al teatro parigino potrebbe essere stato messo in vendita per finanziare il terrorismo islamico. Perché ci sono fatti e collegamenti che inseguono questa direzione e che potrebbero portare a concretizzare quel movente economico già definito dalla Procura distrettuale aquilana.
Con l’ulteriore ipotesi che per i tre indagati all’accusa di ricettazione potrebbero aggiungersi anche altre ipotesi di reato. Sono l’imprenditore italo francese di Tortoreto titolare di un bed&breakfast nel cui casolare di campagna di Sant’Omero è stata ritrovata la porta, il cittadino magrebino che nei mesi scorsi l’ha portata in Val Vibrata affidandola proprio all’imprenditore e un uomo di Giulianova che potrebbe aver avuto il ruolo di intermediario. Tra chi? Difficile avere delle risposte certe, ma appare probabile che i contatti, veri o presunti, possano essere quelli con qualche mercante d’arte o collezionista che forse era in procinto di vedere l’opera per un primo contatto con l’acquirente. Perché tra tante cose non dette, una verità emerge: quella che il nascondiglio trovato nella soffitta del casolare di campagna non sia stato scelto a caso ma individuato appositamente proprio perché lontano dai grossi circuiti. Proprio per consentire a qualcuno la visione del quel murale di Banksy realizzato su una porta del Bataclan in memoria delle 90 vittime dell’attentato terroristico nel teatro parigino e rubato nel gennaio del 2019, quattro anni dopo i tragici fatti. La porta sarebbe arrivata in Val Vibrata tra la fine del 2019 e l’inizio di quest’ anno. Forse doveva essere visionato tra breve da qualche acquirente, ma il blitz di carabinieri e polizia francese è arrivato prima.
L’imprenditore italo francesce assistito dagli avvocati Angelo Palermo e Luca Di Edoardo, dopo averla ricevuta dal magrebino (che lui ha definito un conoscente che in alcune occasioni ha dormito nella sua struttura) l’ha tenuta per qualche tempo nel B&B e successivamente l’ha portata nel casolare di campagna di sua proprietà in cui vive una famiglia cinese.Inizialmente, forse, per un breve periodo poi diventato altro a causa del lockdown. In una zona, quella della Val Vibrata, dove negli ultimi due anni ci sono tate svariate operazioni portate avanti proprio dalla stessa Procura Distrettuale dell’Aquila sull’esistenza di presunte cellule islamiche.
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