La Provincia compra l’ex Banca d’Italia

Incerta la destinazione dell’edificio ora sede del Comune, dubbi anche sul futuro utilizzo del palazzo della prefettura
TERAMO. La Provincia nel consiglio di ieri mattina ha deliberato l'intenzione di acquistare la ex sede della Banca d’Italia di via Carducci, che dopo il sisma del 2016 ospita il municipio. Un’intervista televisiva pre-consiglio del presidente Camillo D’Angelo ha messo in allarme l’opposizione, perché D’Angelo ha parlato di «valorizzazione» sia di questo edificio, una volta acquisito, sia della sede della prefettura, una volta terminati i lavori post-sisma, per rendere la città «più attrattiva», facendo sorgere il dubbio che intendesse destinare gli immobili a ricettività alberghiera e comunque che volesse “sfrattare” la prefettura. Il gruppo consiliare di opposizione "La forza del territorio” ha presentato un’interrogazione «sulla propensione del presidente a svolgere il ruolo di immobiliarista per due immobili, sede della Banca d'Italia e prefettura, che sarebbero acquisiti per una valorizzazione turistica», come recita una nota, che aggiunge: «Il turismo non è una delega della Provincia e cambiare la dislocazione al prefetto rivela un punto di vista inquietante o inconsapevole del ruolo di alto profilo istituzionale del palazzo di Governo sul territorio».
D’Angelo ieri ha precisato: «La sede di via Carducci si può acquistare a 1,3 milioni di euro, un prezzo stracciato e un'occasione da non perdere per un immobile di tremila metri quadri in pieno centro storico e di indubbio pregio architettonico. Con questo acquisto la Provincia avrà a disposizione tre importanti strutture nel cuore della città, comprese la propria sede di via Milli e la sede della prefettura. Quando le strutture saranno effettivamente disponibili, e ci vorranno anni, l'amministrazione sceglierà come utilizzarle. La prefettura potrebbe anche spostarsi in via Carducci e comunque gli spazi liberi potrebbero essere destinati a uffici delle società partecipate dagli enti e a sedi delle associazioni».
IL CASO DEGLI OBELIX
Altro tema affrontato in consiglio è stato il sistema di sicurezza delle piste dei Prati che si avvale degli esploditori antivalanga O’bellx (i cosiddetti “obelix”) dopo la lettera della Regione dove si dichiara la Provincia di Teramo «inadempiente sulla fase gestionale e la messa in funzione del sistema di distacco artificiale, fondamentale ai fini della definitiva certificazione di immunità dal rischio valanghe per Prati di Tivo, con l’auspicio di evitare il perdurare di condizioni che ripropongano anche per la prossima stagione invernale oggettivi ostacoli alla riapertura invernale della stazione sciistica». Le dodici campane sono state acquistate dalla Provincia per due milioni di euro fondi Masterplan e posizionate sotto il Corno Piccolo. Tre di esse, danneggiate nella slavina del marzo 2020, sono state ricomprate dalla Provincia per 330mila euro. Da allora stazionano in un magazzino. «La Regione scrive in maniera errata alla Provincia dell’obbligo di gestire gli obelix, ma questa non è una competenza provinciale, bensì strettamente comunale e regionale», ha detto D’Angelo, «la Provincia è stata solo soggetto attuatore, ha cioè acquistato con un finanziamento della Regione gli obelix e si è dimostrata pronta a volerli posizionare per essere collaudati, ma gestiti da un soggetto diverso e indicato dalla Regione. Questo è un tentativo mal riuscito di voler far passare la Provincia come responsabile della mancata riapertura della stazione». Il gruppo consiliare di minoranza sugli obelix ha scritto: «Abbiamo chiesto un consiglio provinciale ad hoc, con la presenza del liquidatore e di tutti i soci della Gran Sasso Teramano, perché non sappiamo cosa sta accadendo. La Regione ha fatto i suoi passi, ora la Provincia ha precisi obblighi che al momento non sta assolvendo».
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