La psicologa: scattati meccanismi di difesa

L’esperta spiega il perché degli assalti ai supermercati e la diffidenza sulla dichiarazione di potabilità
TERAMO. C’è un’altra chiave di lettura per guardare a quanto accaduto negli ultimi dieci giorni, per capire come mai l’allarme si sia diffuso tanto. E come mai ancora, a distanza di giorni e dopo analisi su analisi sempre negative, in tanti ancora non tornino a bere l’acqua del rubinetto. Nella ricerca delle motivazioni, abbiamo chiesto di guidarci alla psicologa psicoterapeuta sistemico-relazionale Fabiola Di Berardino.
«Quando c'è un evento critico il funzionamento della psiche subisce una sorta di regressione: si innesca un funzionamento primitivo. Lo utilizziamo come meccanismo di difesa: ci proteggiamo da una paura, da una cosa che non conosciamo bene. E' una risposta normale, che apprendiamo nella fase evolutiva del nostro sviluppo. Tendiamo a semplificare il pensiero: o è bianco o è nero, o è giusto o è falso, togliendo tutte sfumature e le complessità del reale», esordisce. E l’emergenza acqua di sfumature ne ha avute tante, alcune evidentemente non sono state percepite, contribuendo a creare confusione.
Questo meccanismo si può innescare con un evento critico come la crescita - ad esempio nell’adolescenza - o con un evento critico non prevedibile come una malattia o una calamità naturale o anche l’allarme per la non potabilità dell’acqua. «E può riguardare non solo l'individuo ma anche collettività», continua la psicologa, «esiste il fenomeno del contagio: se vedo uno che compra tanta acqua tendo a farlo anch'io. Questo comportamento serve a ripristinare una sorta di controllo sugli eventi che non mi risultano del tutto chiari, e quindi non mi fido delle informazioni che ho ricevuto, della condizione in cui mi trovo». Le risposte primitive più forti, fa notare Di Berardino, ci sono con eventi di estrema gravità o che tendono a ripetersi, come è stato per il terremoto. Ovviamente molto dipende «dalla struttura di personalità del singolo, dalla fase che sta vivendo e dalla storia personale. L'evento critico della calamità naturale o degli ultimi fatti, riguarda una comunità: ci può essere una risposta generale che tende al ripristino di meccanismi regressivi ma con differenze individuali». Questo è uno degli elementi che può aver fatto scattare reazioni di allarme che ancora oggi si vivono in provincia. Ma l’aspetto positivo è che «come noi attiviamo un meccanismo arcaico, così repentinamente ne possiamo uscire. E' una risposta allo stress immediato».
E’ poi possibile una riflessione sulla comunicazione. «Così come la popolazione può avere una tensione o una regressione, anche a livello istituzionale si può avere una reazione preoccupata che non consente sempre una definizione del problema completa, arricchita e complessa. Anche perchè si chiedono risposte veloci e lapidarie. Potremmo auspicare una comunicazione che sia il più possibile riflessiva, pensata e non soltanto rispondente all'esigenza emozionale. Così la comunicazione arriva più intera». Sarebbe stata dunque stata auspicabile una comunicazione più completa alla popolazione in cui si spiegava chiaramente che la non potabilità era a livello precauzionale, in attesa dei risultati delle analisi. «Dobbiamo approfittare di questi momenti», aggiunge Di Berardino, «e creare uno spazio di riflessione: ci può essere una comunicazione autentica da entrambe le parti - le istituzioni e la popolazione - educando in un certo senso la popolazione a considerare l'ambivalenza e la complessità di quel che sta succedendo. In questo modo si può depotenziare la risposta esclusivamente emozionale, anche se non eliminarla». Insomma, forse così l’assalto ai supermercati, i messaggi allarmanti di falsi esperti su Whatsapp e Facebook non avrebbero raggiunto dimensioni così macroscopiche. «La comunicazione nell’era digitale corre veloce, saltano gli aspetti non verbali e possiamo perdere aspetti di profondità e complessità. Poichè il digitale rappresenta un progresso straordinario a cui non dobbiamo rinunciare, valutiamo di utilizzarlo al meglio e quindi per questioni delicate e importanti è auspicabile che le comunicazione risultino efficaci e adeguatamente esplicative», conclude la psicologa. (a.f.)

