La rabbia dei metalmeccanici: «Ignorati e beffati dalla politica»

Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil tornano a denunciare come in provincia siano a rischio 750 posti di lavoro D’Ignazio: «Un flop l’area di crisi complessa, escluse proprio le aziende che ne avevano più bisogno»
TERAMO. In occasione dello sciopero nazionale di due ore, indetto dai sindacati di categoria per chiedere alle aziende di rilanciare gli investimenti in ricerca, sviluppo, innovazione e sicurezza, i metalmeccanici teramani hanno portato in piazza quella che rischia di diventare una vera e propria “vertenza Teramo”.
Il presidio in largo San Matteo è stato infatti l’occasione per tornare a denunciare la totale assenza di politica e istituzioni rispetto a un settore che in provincia vede a rischio 750 posti di lavoro e che ha dovuto fare i conti anche con l’impossibilità di accedere ai fondi relativi all’area di crisi complessa della Val Vibrata. Una misura che per i sindacati si è rivelata un flop. Tanto che proprio le aziende che ne avrebbero avuto maggiormente bisogno sono rimaste escluse dall’accesso ai fondi. Una per tutte la Veco di Martinsicuro, che non ha potuto accedere al bando perché in concordato preventivo, seppur in continuità. «Oggi siamo qui per l’occupazione e la sicurezza, due aspetti che interessano in particolar modo la provincia teramana», ha sottolineato il segretario della Fiom Cgil Mirco D’Ignazio, «la politica, che fino ad oggi è stata la grande assente, deve farsi carico del problema e trovare soluzioni. La stessa area di crisi complessa si è rivelata un flop, escludendo di fatto le aziende che ne avevano più bisogno». Stesso discorso per la sicurezza, settore sul quale secondo i sindacati le aziende non investono abbastanza. «Al ministero sono ferme 160 vertenze tra cui la Selta di Tortoreto», ha aggiunto Marco Boccanera, della Fim Cisl, «che da mesi attende la convocazione al ministero dopo la presentazione del piano di ristrutturazione. Il grosso problema è che la politica, sia nazionale che locale, non ha l’industria come priorità nella sua agenda».
Una questione sollevata anche dalle rappresentanze delle tre aziende simbolo del settore. «Dopo i problemi ambientali che ci hanno costretti a stare fermi stiamo cercando di recuperare terreno», ha sottolineato Andrea Foglia della Rsu della Veco, «In generale per quanto riguarda la crisi vediamo che l’unico baluardo sono gli ammortizzatori sociali e ce ne siamo accorti quando la Veco non è stata ammessa al bando per l’area di crisi complessa. Se non si aiutano le aziende come la nostra a cosa serve?». Sulla stessa linea l’intervento dei lavoratori Selta e Atr. «La Selta è un’azienda ad alta tecnologia», hanno dichiarato Albano Ferri e Remo Blasi, della Rsu aziendale, «la nostra aspettativa è che non venga smembrata. Ma la cosa che più dispiace è la totale assenza della politica regionale». Un’assenza evidenziata anche da Fabrizio Cecchini, della Rsu dell’Atr: «Riscontriamo la totale assenza delle istituzioni locali, e i lavoratori sono lasciati come naufraghi in mezzo al mare».
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